“Homo minor mundis”, quando ho aperto la busta che conteneva il libro di Giovanni Parentignoti, tutto avrei creduto tranne di trovarmi dinanzi ad un poeta dall’eleganza e dallo stile impeccabili. Mentre raggiungevo l’auto, ho letto due poesie che mi hanno profondamente colpito mentre, sul momento, si era già creata l’esigenza di sapere; conoscere. La poesia è l’arte di usare il significato semantico delle parole insieme al suono e al ritmo di queste. La poesia ha, quindi, le qualità della musica. Quando è nata la poesia? La poesia è nata prima della scrittura. Nacque con il canto, con il ritmo, con le primitive forme di musica e di linguaggio.

Se il mondo fosse stato davvero creato da Dio, non credo che avrebbe trascorso la domenica in panciolle a “far niente”. Mi piace pensare a un dio intento a “dar di poesia” per l’intero giorno; a recitarle magari disteso con gli occhi all’ingiù. Forse, guardando il suo stesso mondo. E se è vero che la poesia è dono di Dio, credo proprio che Giovanni, più di ogni altro, ne sia stato sfiorato. La sua poesia non è solo eleganza e proprietà della parola anche quando utilizza, nelle ultime pagine, un linguaggio definito dalla barbosa “gabbia canonica” fuori delle righe, è anche impegno di pensiero, sociale, anima, spirito e fede. Per fede intendo “fede nella passione”. La passione “vera”; quella a tuttotondo. Leggendo, pagina dopo pagina, si evince una poesia colta, ricercata; esperienza oltre il “mondo conosciuto”. Quel mondo, considerato dall’autore, intrappolato nel luogo comune; nel senso comune.

Rilevanti nella loro straordinaria passionalità, le poesie dedicate alla sua amata terra; la Sicilia. “Bella e martoriata”, come darà a intendere. Da esse si evincono l’amore e il legame che profondamente tengono l’autore legato alle proprie radici. Radici antiche; radici autentiche; radici vive. Tenere e sognatrici appaiono le odi all’eros mentre sferzanti e disilluse si levano alte quelle “denuncia”.

Giovanni è un poeta dai mille aspetti; dalle mille sfaccettature. Un profondo conoscitore della parola, del senso delle parole, del loro suono, delle loro vibrazioni e la disinvoltura con cui egli si aggira deciso nel loro mondo ne è la prova. Un microcosmo in un solo canto. “Parole” tra le più belle che io abbia mai letto. Che ne sia consapevole? Che non lo sia? Poco importa. Ciò che è importante conoscere è che Giovanni “non scrive” poesia; Giovanni “è”… poesia. E a tal proposito, mi piace lasciarvi con una frase di Emerson: “solo la poesia ispira la poesia”

Diletta Nespeca

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