Finisce tra le polemiche, sino alla querela, il confronto su Sky tra i candidati a sindaco di Milano, Letizia Moratti e Giuliano Pisapia  Il dibattito si è trasformato in uno scontro, basato su quella che le carte processuali indicano come una calunnia, il confronto tra i candidati sindaco di Milano. Uno scontro che dagli studi tivù potrebbe trasferirsi nelle aule di giustizia. Ad accendere la miccia, il sindaco uscente Letizia Moratti. Alla fine del duello televisivo su Sky con lo sfidante del centrosinistra Giuliano Pisapia, ha utilizzato gli ultimi secondi per attaccare: “Sono una moderata, a differenza di Pisapia che è stato giudicato dalla Corte d’assise responsabile del furto di un veicolo che doveva servire per il sequestro e il pestaggio di un giovane”. Immediato il tentativo di replica di Pisapia: “È un falso di cui dovrà rispondere, una vergogna”, ha provato a dire, ma il direttore di Sky Emilio Carelli – in ossequio alle regole stabilite prima – non gli dà diritto di replica, così la trasmissione si chiude sulle immagini di Pisapia che rifiuta l’abbozzata mano tesa della Moratti. La querela per diffamazione aggravata è già annunciata: perché Pisapia spiega: “Una sentenza di secondo grado passata in giudicato mi ha assolto per non aver commesso il fatto. Questo è killeraggio mediatico”.

Che sia stata una mossa precisa o uno scivolone, la Moratti sembra non curarsene, nonostante il diluvio di polemiche e il gelo di Bossi. Anzi, nel pomeriggio insiste: “Non volevo entrare nel merito della vicenda giudiziaria ma fare una valutazione politica”. Se la Moratti dovrà aspettare ore prima che gli ordini di scuderia del partito mettano insieme qualche dichiarazione a suo favore, per Pisapia si schiera subito tutto il centrosinistra. Con Antonio Di Pietro che parla di “metodo Boffo”, Nichi Vendola che giudica “miserabili le sue parole”, Pier Luigi Bersani che paragona la Moratti a una “disperata che si è sparata sui piedi”.

Ma il primo è stato proprio Giuliano Pisapia, a registrazione finita, a rispondere a muso duro: “Fidandosi di qualche manina sporca che fabbrica dossier ad arte è incappata in un clamoroso errore”. Come già aveva raccontato in interviste e diari online lo stesso avvocato, nel 1980 fu arrestato (passando in carcere quattro mesi e mezzo) con l’accusa di concorso morale nel furto di un furgone che avrebbe dovuto essere utilizzato per sequestrare e dare una lezione a un militante del movimento studentesco. A coinvolgerlo nella vicenda, risalente al 1977, fu Roberto Sandalo, il terrorista di Prima Linea.

Nel processo di primo grado, nel 1984, il reato fu dichiarato estinto per intervenuta amnistia: ma Pisapia volle comunque ricorrere in appello per avere una piena assoluzione. E così fu: l’anno dopo la corte d’appello lo assolveva per non aver commesso il fatto, dichiarando che “non vi è prova né apprezzabili indizi di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale”.

Anche il procuratore aggiunto Armando Spataro (all’epoca rappresentava l’accusa) ha commentato: “Tirare fuori questa vicenda è strumentale, Pisapia fu assolto in fase istruttoria sia dall’accusa di banda armata sia per il furto”.

La mossa della Moratti non è piaciuta particolarmente al suo partito, ma soprattutto è stata criticata dagli alleati leghisti.

A partire da Umberto Bossi: “Io non l’avrei fatto – ha detto il Senatur – tanto non ci fa guadagnare voti”. Dal Pdl arrivano poche difese. La più aggressiva è di Giorgio Stracquadanio: “Pisapia – ha detto – era vicino a Prima linea”.

Ma a proposito di terrorismo, è un pidiellino, il candidato alle alle comunali Roberto  Lassini, a tornare sulla notizia: la Procura di Milano ha chiesto al ministro Angelino Alfano l’autorizzazione a procedere per i suoi manifesti contro la procura.

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