Col decreto Tremonti la prescrizione potrà essere ritirata direttamente in farmacia Sono sul web da questo momento anche le ricette, dopo i certificati medici. Dallo scorso 5 marzo si è chiusa la fase sperimentale e in Gazzetta ufficiale è stato pubblicato l’ennesimo decreto Tremonti. Il decreto, in sostanza, afferma e dispone che per le ricette che non necessitano di visita (febbre da sedare con la Tachipirina, insonnie da gestire con il Tavor, malori cronici su cui il medico è ampiamente informato) il paziente o un suo parente potranno andare a ritirare direttamente in farmacia la prescrizione. Il medico condotto o il pediatra invieranno la mail certificata con il codice a barre e il paziente potrà acquistare il farmaco esibendo la tessera sanitaria, presto dotata di un chip. Quindi, il ministero (Tesoro e Salute) potrà accedere al controllo in tempo reale.

Non sono parole né intenzioni. Il governo, certo di risparmiare due miliardi di euro subito e 12 miliardi a regime, è passato alla fase operativa e annuncia: “Entro la fine dell’anno tutti i medici di famiglia lavoreranno online”.

Il rettangolo di carta bianco e rosso del Servizio sanitario regionale è considerato un reperto museale. Non sarà facile tener fede all’annuncio. La sperimentazione è stata un mezzo disastro (Piemonte e Campania), ma la prima regione che ha provato la sua tenuta elettronica in via ufficiale, la Val d’Aosta, questo dal primo aprile, ha offerto risultati confortanti: il 62 per cento dei medici ha inviato ricette senza problemi e solo il quattro per cento si è arenato.

C’è già un primo calendario che, nella sua applicazione a due velocità, ha chiesto a sette regioni e una Provincia autonoma (Bolzano) di attivarsi fra il primo maggio e il primo ottobre. Fra le sette, per dire dell’incertezza sul risultato, ce ne sono tre commissariate causa problemi irrisolti di bilancio: Molise, Campania, Calabria. La Lombardia è fuori da questo calendario perché possiede un sistema unificato gestito dalla Regione ed è considerata online di fatto. Anche l’Emilia Romagna, chiamata alla prova da due settimane, ha già un sistema informatico unico. Così la Toscana.

I medici condotti lamentano: “Il sistema è macchinoso, pieno di falle. E a noi mancano linea adsl e software”. Il sindacato interno chiede (senza ascolto) di far slittare i termini di avvio: “In otto Regioni su venti il nuovo sistema di certificazione online non è a regime”.

Non è un capriccio quello di chiedere finanziamenti per la banda larga e computer compatibili. “Io viaggio tutto il giorno in cinque ambulatori lontani tra loro e non posso perdere tempo con i problemi tecnici”, dice Fiorenzo Corti, segretario della Federazione medici di famiglia in Lombardia. Serve un linguaggio informatico comune, altrimenti un’ecografia epatica non si potrà leggere, e ci vorrà personale che organizzi il lavoro. “Se passo la giornata a rispondere a ottanta mail, creare il codice per la farmacia, scrivere report sui flussi finanziari per il ministero del Tesoro, quando visito il paziente?”.

Da Napoli, città critica per eccellenza, i sindacati segnalano che non è facile immaginare la sanità elettronica quando per i medici di base lo stipendio è in ritardo di tre mesi: nella Asl 1 mancano persino gli addetti alla contabilità.

Dal dicastero di Brunetta le repliche sono ferme: “Le cose andranno rapidamente a posto ed entro il 2012 tutta la sanità dovrà essere online”. Il ministro ha inviato un report al presidente dell’Emilia, Vasco Errani, in cui s’ipotizzano risparmi fino a 12,4 miliardi, “l’11,7 per cento dell’intera spesa sanitaria”. I funzionari ministeriali spingono in avanti il progetto: oltre alle ricette, per posta elettronica si potranno avere le richieste degli esami di laboratorio, i loro risultati, una diagnosi, una lastra. E l’intero fascicolo sanitario del paziente.

Al solito, alla proposta innovativa il ministro Brunetta affianca la sanzione possibile: ai medici che non faranno online almeno l’80 per cento delle ricette potrà essere decurtato lo stipendio fino all’1,5 per cento e in alcuni casi sarà sospesa la convenzione. “Ci sono lobby forti, comprese quelle che difendono truffe per cinque miliardi l’anno”, dice il ministro dell’Innovazione, “ma ce la farò”.

Ha replicato il presidente dell’Ordine dei medici, Mario Falconi: “Sono sanzioni più appropriate per mafiosi e politici corrotti. Invitiamo il ministro a passare almeno un giorno in un pronto soccorso, uno studio di medicina generale e in una guardia medica, così si potrà rendere conto di persona della realtà in cui lavoriamo”.

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