Nuova fase eruttiva dell’Etna. Intensa attività stromboliana nel cratere sud-est. Chiuso per alcune ore l’aeroporto di Catania Dal “pit crater” che da tempo è aperto sul fianco orientale del cono del cratere di sud-est è emerso un flusso lavico, non particolarmente alimentata, che si sta riversando nella desertica Valle del Bove. Esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania si stanno recando sul luogo. Un sopralluogo sarà eseguito anche in elicottero sulle zone sommitali del vulcano attivo più alto d’Europa.

Nella notte forti boati accompagnati da fontane di lava e emissione di cenere vulcanica che è ricaduta su Catania e sui centri abitati a sud del vulcano. I fenomeni hanno causato la chiusura, all’alba, a scopo precauzionale dell’aeroporto di Catania.

I fenomeni sull’Etna sono stati accompagnati da un innalzamento del tremore dei condotti vulcanici interni, che sono ora in attenuazione. La situazione è costantemente monitorata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania

Riaprirà con molta probabilità alle 11 l’aeroporto internazionale di Catania Fontanarossa.

L’unità di crisi – composta da vertici di Sac, Enac, Ingv, aeronautica militare e rappresentanti delle compagnie aeree – è al lavoro dall’alba per monitorare la situazione e definire le iniziative da adottare.

Massiccio l’impiego di uomini e mezzi da parte della società di gestione, la SAC: dall’alba sono 7 le spazzatrici in funzione per liberare la pista dalla cenere vulcanica, 25 gli uomini impegnati nell’operazione.

Per chi era già a letto o comunque in casa non è stato subito facile capire di cosa si trattasse: i rumori in lontananza senza una periodicità ben precisa potevano far pensare ai fuochi d’artificio di una festa popolare per festeggiare uno dei tanti santi che vengono onorati alle pendici del vulcano Etna, a metà tra cristianesimo e riti pagani.

Tuttavia, il dubbio la scorsa notte è venuto a molti: quelle deflagrazioni sembravano davvero provenire da quello che i siciliani di una volta chiamavano ‘Mongibello’. Ed era proprio così: l’attività stromboliana registrata sull’Etna negli ultimi giorni si è intensificata producendo forti boati accompagnati da fontane di lava e emissione di cenere vulcanica.

Ad essere interessato dall’attività vulcanica è stata, come detto, la parte orientale del cratere di sud-est, che ha visto la formazione di un “pit crater” (letteralmente cratere a pozzo), ovvero un’apertura molto profonda di forma circolare, formatasi a causa del rapido collasso o di un lento sprofondamento del terreno.

Il fenomeno ha portato anche alla creazione di vere e proprio “nubi” contenenti la cenere vulcanica, “rina” per i siciliani, che trasportata dal vento è ricaduta su diversi centri abitati del catanese, compresa l’area dove si trova l’aeroporto internazionale “Vincenzo Bellini” che all’alba è stato chiuso per precauzione.

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