Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio “elogia” la sanità siciliana. “Ci sono alcune regioni che stanno dimostrando di procedere secondo i piani di rientro. Lazio e Sicilia sono sicuramente fra queste così come sta andando bene anche l’Abruzzo. L’idea è quella di portare tutte le regioni a livello di quelle che hanno le buone pratiche, come questo avviene é irrilevante. La filosofia dei costi standard non parte dal costo ma dalla qualità e quindi dalla riduzione degli sprechi e dal governo dell’adeguatezza”. Fazio si complimenta, insomma, con la politica regionale che vuole rimettere a posto in conti pubblici della Sanità.

Ma le sue dichiarazioni fanno discutere i deputati del Pdl siciliano , che diffondono una nota congiunta.

“La dichiarazione del Ministro Fazio sulla condizione della sanità in Sicilia è priva di elementi importanti sul piano di rientro – scrivono i deputati del Pdl Nino Germanà, Giuseppe Marinello, Alessandro Pagano, Vincenzo Fontana e Vincenzo Garofalo – La Regione Siciliana non ha implementato nessuna delle attività previste dal piano di rientro, non ha provveduto al riequilibrio della rete ospedaliera nè è stata avviata quella per le malattie rare; non è stato esercitato il controllo sulla spesa farmaceutica, nè sulla spesa di funzionamento del 118; non sono state presentate le piante organiche delle Aziende Ospedaliere e delle Aziende Sanitarie Territoriali, ed inoltre non sono state avviate nè la rete per la protezione dei soggetti più deboli, nè la rete RSA nel territorio delle province di Trapani, Palermo, Agrigento, Enna e Siracusa”.

“È opportuno segnalare – concludono –  i casi di due strutture, l’Ospedale San Raffaele di Cefalù, potenzialmente capace di costituire un polo oncologico all’avanguardia e sede di eccellenti expertise nel campo della chirurgia ad elevata specializzazione, dell’ortopedia e della traumatologia, ma in atto ostaggio non solo della riduzione del budget e della rimodulazione dei posti letto, ma anche della gestione di un Presidente titolare di pieni poteri ed espressione della corrente politica che fa capo a Lombardo; e il secondo caso, che riguarda la struttura ‘Santa Teresa’ di Bagheria, un bene sequestrato alla mafia ed ora amministrato dal custode giudiziario, all’interno della quale viene svolta una mera attività ambulatoriale, mentre per renderla perfettamente operativa e in grado di raccogliere e rispondere alle utenze, andrebbero attivati almeno 100 nuovi posti letto, il che comporterebbe una notevole spesa e la contestuale assunzione di 1.000 unità tra personale di assistenza medico, sanitario ed amministrativo”.

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