Il Golem è una figura mitologica ebraica e medievale. Il termine deriva dall’ebraico GELEM che indica la MATERIA GREZZA, l’EMBRIONE. Già presente nella bibbia, la parola si riferisce alla “massa ancora priva di vita e di forma”e che gli ebrei collegano allo stato di Adamo prima che gli fosse infusa la vita. In ebraico moderno, Gelem significa “robot”. Secondo la leggenda, chiunque sia a conoscenza di arti magiche può fabbricare un Golem (forte e ubbidiente) mentre, evocato con la combinazione di alcune lettere dell’alfabeto, può essere utilizzato come fedele servitore.

Una leggenda voleva che un mago, il rabbino Jehuda Low, fosse in grado di creare Golem con incisa sulla loro fronte la parola “verità”. Tuttavia, essi diventavano sempre più grandi e quando erano ormai difficili da gestire egli sostituiva la parola con “morte”. Purtroppo un dì perse il controllo di un gigante che iniziò a distruggere tutto. Con arti magiche il rabbino riuscì a porre riparo all’inconveniente.

Data la sua triste esperienza decise di smettere di creare i “mostri” che nascose nella soffitta della Sinagoga Staronova, nel quartiere ebraico, dove si troverebbero ancora oggi. Da questo, si evince quanto sia la letteratura sia il cinema abbiano attinto alla leggenda. Basti pensare a “FRANKENSTEIN” o “IO, ROBOT”.

Dopo aver letto qualche pagina, il libro mi ha suggerito all’istante Matrix; la nota saga cinematografica. C’è qualcosa che sembra realtà, ma che realtà non è.
La realtà parallela al “gioco” come spiegano i personaggi, pare a tratti celata tra le pieghe dello stesso sogno del protagonista.

Unterwelt è un noir che mette alla prova l’attenzione e la capacità del lettore e questa è una delle ragioni che lo rendono straordinario. L’ottimo scritto conduce il lettore lungo la realtà virtuale, il “passato”, il “futuro” e il sogno con una disinvoltura tale da esserne ammaliati. In sostanza, si resta sospesi sino alla fine dell’opera.

Particolare non meno rilevante è il linguaggio. Non sempre accessibile, ma proprio per questo affascinante, mostra un “gusto” spiccato e in ogni caso “ricercato”.
Alla fine del libro l’autore corre in nostro aiuto illustrandoci i particolari, circa i personaggi e gli eventi, ben celati tra le spire dell’appassionante narrazione.

“Unterwelt è una visione; come i tanti libri che “appaiono e scompaiono”, “ci sono ma non ci sono”, come terrà a precisare uno dei personaggi più emblematici ed enigmatici contenuti.

Il mio modesto consiglio è di leggerlo tutto di un fiato in quanto, Unterwelt non è una di quelle letture che si possono interrompere per poi essere riprese la sera successiva.

Diletta Nespeca

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