Nelle scorse ore la Camera ha votato il processo breve (a favore del provvedimento 314 deputati, 296 i contrari). E’ una questione che lascerà un segno indelebile nella storia italiana. Non per la questione in sé, ma per la trama silenziosa di connivenza che ha caratterizzato la classe politica, che indifferente a tutto, ha deciso di andare avanti fino in fondo. Esiste ancora un parlamento in Italia? Ha senso ancora parlare di classe politica? Importa qualcosa alla maggioranza che la disoccupazione è in aumento e che in Italia esiste una questione sociale. Tutto è passato in secondo piano.

C’è chi dice che è scandaloso. È vero. Ma ormai si tratta anche questa di una questione superata. Ciò che accade in queste ore va oltre lo scandalo. Oltre l’indignazione morale. È la morte della democrazia. È l’umiliazione della sovranità popolare che aveva eletto il parlamento perché facesse rispettare le leggi, perché riducesse le disuguaglianze, perché aiutasse le masse ad uscire dall’affanno di una crisi economica ; perché fornisse risposte giuste e non xenofobe al problema dell’immigrazione.

È la fine in queste ore di una speranza. È il tracollo dell’illusione che chi ci governa ha la dignità per farlo. È l’umiliazione di quei tanti italiani che lavorano, che credono nella legge e che si rendono conto che questa può essere mortificata per rispondere ai bisogni di pochi. Oggi è la sconfitta degli italiani e la vittoria di quanti invece piegano la norma ai loro loschi interessi. È il tradimento del patto sociale. Cosa può fare l’Italia dinanzi a tutto questo?

Sta agli italiani decidere. Possono continuare a stare a guardare oppure possono decidere senza esitazioni di scendere in piazza e di far sentire la loro voce. Se in Italia esiste ancora una coscienza civile e soprattutto se è viva ancora un’idea di democrazia, ora si deve levare la voce delle masse. Dinanzi all’iniquità e soprattutto dinanzi al tradimento del patto sociale operato da parlamentari che non meritano di sedere su quello scranno, solo il popolo può decidere di mettere fine a tutto questo.

Nessuno può ritenersi esonerato dalla responsabilità di intervenire. Dire no alla mortificazione del Parlamento ed opporsi alla morte della democrazia fondata sul valore assoluto ed imprescindibile della legge, non significa essere di sinistra, ma essere cittadini responsabili. Se gli italiani vogliono che i loro figli abbiano un futuro devono avere il coraggio di uscire dalle loro case. I padri non possono lasciare in questo momento soli i figli.

È in gioco in questa trama di irresponsabilità la sorte di tutti: imprese, famiglie, giovani, studenti, lavoratori. Tutti. Nessuno escluso. Gli italiani per opporsi a tutto questo devono abbandonare il guscio in cui si sono riparati da anni. L’Italia di domani non può essere costruita sull’iniquità. E soprattutto non può essere edificata su vallette e parlamentari comprati che votano secondo la convenienza.

Che non hanno dignità, spessore politico, culturale, storia e che rappresentano il nulla che è assurto allo scranno del potere. Ora è il momento di trarre il dado. Gli italiani si indignino e tolgano (solo loro possono farlo!) a chi l’ha utilizzato male il potere. Né va del futuro di tutti noi.

Francesco Capaldo

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