Il Pd scarica Raffaele Lombardo. I vertici del Partito Democratico hanno, infatti, deciso di non attendere l’assemblea dei delegati, convocata per l’8 maggio, per stabilire se mantenere o meno il sostegno al governo regionale. «I provvedimenti della Procura della Repubblica di Catania – si legge, infatti, in una nota a firma congiunta del segretario nazionali Pierluigi Bersani e del segretario regionale Giuseppe Lupo – recentemente assunti nell’ambito dell’inchiesta denominata “Iblis”, suscitano preoccupanti interrogativi che, al di là degli sviluppi giudiziari, investono il ruolo istituzionale del presidente della Regione siciliana. Questi fatti richiedono una riconsiderazione della situazione politica nel governo della Regione e della iniziativa del Pd».

«A tal fine – conclude la nota – saranno convocati a breve gli organismi dirigenti siciliani con la partecipazione della segreteria nazionale».

Così replica Raffaele Lombardo. “Grande rispetto per le considerazioni degli onorevoli Bersani e Lupo e di quanti altri sono intervenuti sull’azione del governo regionale. Ricordo che con il PD ci siamo ritrovati nell’esclusivo interesse della Sicilia attorno alla volontà di riformare il sistema regionale, dopo aver preso atto della assoluta impossibilità di realizzare questo programma con il sostegno della coalizione elettorale che aveva appoggiato la mia candidatura nel 2008”.

“A questa volontà – continua il governatore – sono state ispirate fondamentali leggi di riforma che hanno investito settori strategici quali la sanità, i rifiuti, l’energia, il sistema burocratico, il precariato e anche il  tema, politicamente impegnativo, del sistema elettorale degli enti locali. Ho dichiarato e ribadisco non solo l’assoluta estraneità, che è facile proclamare, ma un concreto e indubitabile contrasto alla illegalità e a quella mafiosa in particolare che è stata colpita, come non mai, nei suoi interessi e nei suoi investimenti”.

“Sulla vicenda giudiziaria che mi riguarda e che è ancora tutta da chiarire, ho offerto agli inquirenti, reiteratamente ed invano, ogni collaborazione per l’accertamento della verità. Mi accorgo, tuttavia, che si va facendo strada, in queste ore, un singolare principio di presunzione di colpevolezza. Faccio presente che, sebbene investito dal popolo siciliano di un servizio certo non comodo nè agevole, privilegerò comunque la mia onorabilità e credibilità”.

“Quando mi accorgerò – conclude Lombardo – che il processo intrapreso per riformare la Sicilia non potrà continuare efficacemente, senza scomodare altri organismi dirigenti, sarà l’organismo “dirigente” della mia coscienza ad affidare agli elettori il giudizio sull’onestà e la correttezza dei comportamenti miei e di ciascuno di noi”.

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