Una task force composta da 140 persone tra polizia e volontari stanno setacciando palmo a palmo da diverse ore la zona di Boiron a Morges, in Svizzera, alla ricerca di Alessia e Livia, le gemelline scomparse. Un testimone, infatti, ha raccontato di aver il padre delle bimbe, Matthias Schepp, mentre trascinava una valigia sulla spiaggia della zona, prospiciente il Lago di Ginevra, verso le 16 del 30 gennaio. Una testimonianza che gli inquirenti elvetici stanno prendendo molto sul serio. Gli inquirenti infatti ritengono al 90% di poter trovare conferma di quanto loro riferito dal testimone il 6 aprile. Le ricerche a tappeto si svolgono a Morges sulla riva del lago di Ginevra e nella boscaglia immediatamente attorno.

Il testimone ha riferito in particolare di aver visto Shepp il 30 gennaio con un sacco o una valigia tra la spiaggia e la boscaglia. I ricercatori, composti da 140 uomini della polizia cantonale coadiuvati da molti volontari sono certi di poter trovare un riscontro.

Questo dettaglio della valigia potrebbe spiegare la scomparsa dei due grossi bagagli scuri spariti dal garage dell’uomo.

Schepp potrebbe aver realizzato davvero ciò che egli stesso comunicò in una lettera indirizzata alla ex moglie Irina Lucidi: l’uomo dichiarò di aver ucciso le figlie perché incapace di accettare la fine del matrimonio e il mancato affidamento delle bimbe.

Il timore che fa rabbrividire solo a raccontarlo, è che le due gemelline possano essere state uccise e poi trasportate dal padre nel bosco dentro una valigia.

Nel corso di questi due mesi e mezzo a colpire tutti coloro che hanno seguito l’evolversi della vicenda è stato il coraggio e la forza con cui Irina Lucidi, madre di Alessia e Livia, ha affrontato il dramma.

La donna si è sempre dichiarata fiduciosa che questa terribile agonia possa finire con il ritrovamento delle bimbe in buone condizioni. Ha sempre esternato la sensazione secondo cui il padre delle bimbe non avrebbe mai potuto torcere loro un capello, proprio perché le aveva sempre amate.

Ora, però, con il passare dei minuti, nell’attesa che dagli inquirenti vengano fornite le risposte su questo ennesimo sopralluogo, l’angoscia prende il sopravvento.

La speranza è che le gemelline non siano nel bosco e che si tratti soltanto dell’ennesimo falso allarme.

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