Le forze del leader libico Muammar Gheddafi hanno bombardato il porto di Misurata uccidendo 23 persone. Lo riferisce Abdel-Salam, un ribelle che si trova nella città. L’uomo ha raccontato che le truppe di Gheddafi hanno usato carri armati e missili Grad, colpendo soprattutto il porto, fondamentale per la sopravvivenza dei residenti della città assediata. Gi insorti libici hanno rivolto un disperato appello alla Nato, chiedendo ai Paesi dell’Alleanza di intensificare gli attacchi contro le forze di Gheddafi, altrimenti a Misurata sarà “un massacro”.

Secondo un portavoce almeno 80 missili Grad sono stati sparati dalle forze di Gheddafi sulla zona vicina al porto della città. Secondo fonti mediche ci sarebbero già 23 morti tra i civili ma il bilancio è ancora provvisorio.

“La città di Misurata è una città martire: abbiamo registrato, sulla base di dati Onu, nelle ultime due settimane almeno 250 morti civili, tra cui 20 bambini”. Lo ha rivelato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso di una conferenza stampa a Berlino, al termine della ministeriale Nato dedicata alla Libia. Il titolare della Farnesina ha poi commentato: “I dati riportati sono francamente orribili”.

“Gli attacchi aerei che stanno colpendo la capitale libica hanno causato delle vittime”, afferma la tv di stato libica.

Nella “road map politica” per la soluzione della crisi occorre una “costante attenzione per evitare che il futuro possa in parte essere messo in discussione dai tentativi dei gruppi radicali di approfittare della fase transitoria per danneggiare la Libia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nella conferenza stampa a Berlino, dove è in corso la riunione dei minsitri degli Esteri della Nato.

“I membri della Nato condividono lo stesso obiettivo, ossia vedere la fine del regime di Gheddafi in Libia. E stiamo contribuendo in diversi modi per far sì che questo obiettivo si realizzi”, ha spiegato il segretario di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton apparsa in pubblico a Berlino con il cancelliere tedesco Angela Merkel.

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