Con sentenza 14 febbraio 2011, n. 310, la prima sezione del TAR Toscana ha ritenuto legittimo il piano regolatore del Comune di Quarrata, nella misura in cui lo strumento urbanistico ha dettato alcune rilevanti previsioni in merito alle potenzialità edificatorie di parti del territorio comunale. Nel dettaglio, i ricorrenti hanno adito il TAR esponendo di essere proprietari di alcune aree, costiuenti un unico compendio, che il previgente PRG classificava come zona C1 (di espansione residenziale), sottoposta alla approvazione di un piano attuativo. Durante l’iter di approvazione della proposta di piano attuativo, è intervenuta la adozione del Regolamento Urbanistico comunale, che ha modificato la zonizzazione di PRG (ma, meglio, potrebbe dirsi la “visione globale” del PRG variato). Ed infatti, nel nuovo strumento urbanistico sono divenute aree definite “APD1”, cioè “aree a pianificazione differita per la residenza”, tipologia di destinazione assolutamente innovativa.

Ecco di cosa si tratta.

Secondo il Regolamento Urbanistico, le “aree a pianificazione differita” sono porzioni di territorio comunale non urbanizzate, ma che sono potenzialmente suscettibili di accogliere nuove urbanizzazioni.

Lo stesso Regolamento Urbanistico (RU) non attribuisce alcuna potenzialità edificatoria a dette APD1, stabilendo, però, le modalità con cui una parte dell’edificabilità disponibile nei limiti del dimensionamento del Regolamento Urbanistico potrà, in futuro, essere assegnata ad alcune di esse mediante la procedura competitiva e comparativa.

Agli artt. 52 ss del RU sono poi stabilite le norme per la “attuazione delle aree a pianificazione differita”, la quale deve compiersi mediante una “procedura competitiva e comparativa” che a sua volta si snoda attraverso i seguenti passaggi: atto di indirizzo approvato dal Consiglio Comunale che precisa gli obiettivi pubblici da privilegiare con riferimento alla singola procedura,

  1. avviso pubblico,
  2. presentazione di proposte da parte dei soggetti privati interessati,
  3. valutazione delle proposte da parte di una commissione giudicatrice,
  4. compilazione di graduatoria di merito,
  5. assegnazione fino ad esaurimento della edificabilità prevista dal bando secondo la graduatoria di merito.

L’art. 54 del R.U. indica poi i parametri di valutazione qualitativa e quantitativa per la selezione delle proposte ed il relativo peso.

Secondo il TAR Toscana, tale modo di procedere non soltanto è conforme alla normativa in materia urbanistica, ma non contrasta nemmeno con i principi delineati dalla Corte Costituzionale in materia di diritto di proprietà e potenzialità edificatorie (sentenza n. 5 del 1980, “…il sistema normativo attuato per disciplinare l’edificabilità dei suoli demanda alla pubblica autorità ogni determinazione sul se, sul come e sul quando…della edificazione”), secondo la quale il Comune effettua le proprie scelte attraverso gli strumenti della pianificazione urbanistica.

Nella presente fattispecie, infatti, seppur attraverso una dinamica procedimentale più complessa e articolata dell’ordinario, il Comune resistente ha ben aderito a tali principi.

Indubbiamente la procedura comparativa è uno strumento innovativo e fuori dal “comune”, ma una diversa modulazione dell’esercizio della funzione pianificatoria (in sostanza, una gara, piuttosto che l’esercizio “calato dall’alto” della discrezionalità amministrativa) appare funzionale al perseguimento del duplice obiettivo di rendere trasparenti le scelte pubbliche, attraverso la predeterminazione dei criteri valutativi, e di realizzare quanto più possibile l’interesse pubblico, in linea quindi con i canoni costituzionali di imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 Cost..

Avv. Filippo Maria Salvo

© Riproduzione Riservata

Commenti