E’ scontro sulla prevista attivazione a Taormina di un Punto di Primo Intervento presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale “San Vincenzo”. L’Asp di Messina ha, infatti, dato il proprio placet all’iter per l’avvio in contrada Sirina di due strutture che dovrebbero essere complementari ai numerosi adempimenti assistenziali quotidiani del Pronto Soccorso. Si parla cioè dell’Osservazione Breve (O.B.) e come detto di un Punto di Primo Intervento (P.P.I.). In sostanza, il Pronto Soccorso potrebbe avere un aiuto prezioso per alleggerire la mole di lavoro che, senza sosta, grava sugli operatori del reparto nell’arco di tutto l’anno, e potrebbe così essere affidato alle nuove unità aggiuntive il trattamento dei casi meno gravi – i cosiddetti codici bianco e verde – che sin qui intasano spesso il Pronto Soccorso a fronte dei codici gialli e rossi, che riguardano invece le vere emergenze comprensive di rischio complicazioni.

“In questo modo – spiega il primario del Pronto Soccorso e sindaco di Taormina, Mauro Passalacqua – potrebbero anche diminuire i trasferimenti che a volte si rendono necessari verso altre strutture. In tempi recenti per trovare posti letto ai pazienti ci siamo dovuti attivare addirittura presso ospedali in Calabria, Puglia e Basilicata. E’ ovvio che potremmo così alleggerire le richieste di posti letto che vanno, intanto, a gravare in primis sui reparti del nostro ospedale. In Osservazione Breve si potrebbero cosi controllare ad esempio i casi di trauma cranico, coliche, o il dolore cardiaco che impone la ripetizione di appositi esami ogni due ore”.

Sarebbe, insomma, una ripartizione più organica e funzionale dei compiti assistenziali, a seconda delle tipologie di richieste assistenziali e in base alle gravità o meno delle medesime. Tutto un carico di lavoro che, sino ad oggi, grava indistintamente al Pronto Soccorso di un presidio che accoglie l’utenza di tanti Comuni.

“Il Pronto Soccorso di questo ospedale – spiega Passalacqua –  rappresenta un punto di riferimento per un bacino d’utenza che va da Scaletta a Riposto, passando ovviamente per tutti i centri della zona jonica e dell’alcantara. Il Pronto Soccorso di Taormina ha una media di 30 mila accessi l’anno e fornisce 110 mila prestazioni annue. I nostri sono numeri di una grande città, e oltretutto qui arrivano anche le ambulanze del 118 di zone dell’etneo. E’ ovvio che per attivare l’Osservazione Breve e il Punto di Primo Intervento sarà necessario poter disporre di un adeguato numero di risorse umane, altrimenti si corre il rischio di acuire i problemi”.

“Inizieremo quando ci verrà concesso il personale, ma devo dire che l’Asp si sta già atttivando in tal senso, e mediante quindi le apposite graduatorie. Il direttore generale, Salvatore Giuffrida, e il direttore amministrativo, Marco Restuccia, hanno dato rassicurazioni e hanno fatto un sopralluogo nei giorni scorsi per valutare anche la futura  ripartizione degli spazi e i locali che serviranno per il nuovo assetto del reparto. A loro, come medico e come sindaco, va anche un ringraziamento per la sensibilità e l’attenzione che stanno mostrando nei confronti di tutto l’ospedale, a conferma che a Taormina non c’è stato nessun depotenziamento. Come ha detto il direttore Giuffrida, al “San Vincenzo”, è in atto un percorso costante di crescita per dare un offerta sanitaria di alto livello”.

La pianta organica del Pronto Soccorso, ricordiamo, prevede 12 medici, 24 infermieri e 20 socio-sanitari e l’obiettivo dovrebbe essere quello di portare in concreto il reparto alla possibilità di disporre a tutti gli effetti di questi addetti ai lavori.

Sul Punto di Primo Intervento la pensano diversamente i vertici regionali del Sues 118  – Smi (Sindacato Medici Italiani).

Il dott. Vincenzo Picciolo, responsabile regionale del Sues 18 nello “Smi” (Sindacato Medici Italiani) auspica che il Punto di Primo Intervento venga collocato in un’altra sede che non sia l’ospedale, sottolineando l’esigenza di “delocalizzare” e “deospedalizzare”, laddove possibile, l’assistenza dei pazienti.

Si vorrebbe cioè evitare che anche con i nuovi servizi il Pronto Soccorso, passando da un’unità all’altra, rimanga in ogni caso sovraffollato di pazienti indistintamente necessitanti di cure urgenti e assistenza di minore gravità.

“Bisogna capire – afferma il dott. Picciolo – quale direzione vogliamo prendere nella cura del paziente in un percorso assistenziale sia nel fatto “acuto” che nella programmazione dell’attività nei pazienti afflitti da patologie croniche. Quindi è necessario che si intraprenda un percorso quanto più condivise e condivisibile anche con le realtà territoriali e le risorse aziendali dell’Asp.  L’aver localizzato il Punto di Primo Intervento presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Vincenzo di Taormina significa da un lato aver intrapreso nella nostra area distrettuale un percorso “ospedalocentrico”, dall’altro aver tolto la possibilità di creare un punto di assistenza per le patologie acute nei nascenti punti di aggregazione delle risorse territoriali (P.T.A. – Punti Territoriali di Assistenza), che verrebbero localizzati in aree distanti dagli ospedali, in modo da favorire un’adeguata assistenza anche distante dagli ospedali”.

“Di fatto – conclude Picciolo – con la creazione del P.P.I. presso l’ospedale, si continua ad invitare la popolazione a rivolgersi sempre più a strutture  già oggi sovraffollate dall’utenza, quindi sarebbe stato logico e opportuno all’interno dell’area distrettuale investire tali risorse all’interno dei P.T.A”. I Punti di Primo Intervento vengono, per altro, compresi nell’ambito dei P.TA., che – precisa Picciolo – “sono già ben normati da linee guida regionali”.

Una soluzione che viene ipotizzata è quella di utilizzare l’ex Ospedale di Taormina, il “vecchio” San Vincenzo sito in contrada Cuseni, per il quale si è già discusso a più riprese dell’opportunità di farne la sede del “Pta”.

Ad arroventare, ulteriormente, il clima è una nota diffusa nelle scorse ore dal Responsabile Nazionale e Provincia di Messina dello “Snami”, Giancarmelo La Manna.

Il sindacato autonomo dei Medici italiani ritiene che siano state “disattese dai Vertici dell’ASP 5 di Messina le linee guida del Piano Sanitario Nazionale e Regionale che ne prevedono l’istituzione nel territorio”.

“Dovesse diventare operativa – si legge nella nota – questa risoluzione ci allarmerebbe per due ragioni. In qualità di organizzazione sindacale nazionale rappresentativa di categoria, facente parte anche del comitato Aziendale per la Medicina Generale dell’Asp5, non siamo stati né invitati alle riunioni tra il dott. Mauro Passalacqua e l’Asp, né informati di quanto si sta organizzando nel territorio, e questo in contrapposizione a quanto previsto sia dalle linee guida dei Piani Sanitari (Nazionale e Regionale), che dall’Accordo Integrativo Regionale di Categoria secondo cui i sindacati devono essere consultate per condividere i programmi di attuazione del potenziamento sanitario del territorio mediante attuazione di “PPI” e “PTA”.

“Inoltre, così facendo si sta per attuare un Piano Sanitario che, contro il decreto n. 723 del 10/03/2010, potenzia ancor più l’ospedale, crea doppioni e toglie professionalità al territorio, mentre la riqualificazione e il potenziamento dello stesso è, come ormai chiaro a tutti, la ricetta sia per il contenimento della spesa sanitaria, che per una migliore e qualificata offerta sanitaria al cittadino, il quale si vedrebbe costretto a recarsi in ospedale solo per emergenze individuate e proposte dai medici del Territorio (Medici di Famiglia e medici di Guardia Medica)”.

“Secondo il decreto n. 723 i “PPI” (Ambulatorio Territoriale di Assistenza) sono ambulatori distrettuali gestiti dai Medici di Continuità Assistenziale per l’effettuazione di visite e prestazioni sanitarie, collocati strategicamente in strutture individuate dalle Asl, e siti in aree distanti da presidi ospedalieri, in aree ad alta densità abitativa e/o in aree di interesse turistico, in numero di almeno uno per distretto sanitario.

“Il decreto – continua La Manna – chiarisce che: “Tale ambulatorio va collocato in sede distinta dal PS per evitare che i cittadini continuino ad identificare il Pronto Soccorso come luogo unico al quale rivolgersi per ogni problema”. Inoltre, l’A.I.R. per il settore della Continuità Assistenziale all’art. 6, riprendendo  le linee guida sulla riorganizzazione dell’attività territoriale esplicitate nel decreto, stabilisce che il P.P.I. sarà allocato preferibilmente all’interno del PTA o nei Poliambulatori Distrettuali, così il distretto potrà offrire un punto di riferimento alternativo all’ospedale per le urgenze di basso-medio livello”.

“Appare incomprensibile – conclude lo “Snami” – l’avvio di procedure volte a depauperare il territorio di risorse assistenziali basilari e indispensabili, dirottandole in ospedale, dove l’assistenza sanitaria è diversa per specificità, obiettivi, compiti, capitoli di spesa, risorse umane e tecnologiche impiegate. “Snami” diffida i vertici “Asp” dal mettere in atto qualsiasi provvedimento volto a creare  modelli organizzativi  che non tengano conto delle linee guida del Piano Sanitario Nazionale e  dell’A.I.R. per la Continuità Assistenziale, a tutela dei diritti dei Medici di categoria rappresentati”.

E’ bagarre, dunque, sul Punto di Primo Intervento, e nelle prossime ore vi proporremo un’intervista al manager dell’Asp 5 di Messina, dott. Salvatore Giuffrida.

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