Raffaele Lombardo si difende dalle accuse di collusione mafiosa e dichiara di avere “fiducia nella giustizia”. L’avviso di garanzia sembra il prologo alla tempesta e dunque alla caduta, e qualcuno vede già analogie con il destino di Totò Cuffaro ma il governatore della Sicilia almeno per adesso non appare preoccupato: “Contribuirò alla ricerca della verità con la Procura di Catania”. “Ho appreso da una agenzia e dai miei legali – spiega in un video il leader dell’Mpa – che acquistare i faldoni dell’inchiesta costerebbe 8 mila euro. Si tratta di una sorta di enciclopedia di circa 80 mila pagine, di cui forse poche decine mi riguardano, e vorrei capire come si fa in venti giorni a leggerle tutte.

Come sempre riprendono vigore le polemiche da parte di una certa politica che comincia una battaglia strumentale e aggressiva per dare addosso al governo regionale e a me. Come è giusto che sia, ormai non replico alle polemiche.

Vedremo queste carte e valuteremo se c’è una consistenza e una realtà al di là delle parole. Devo dire di averne viste alcune, quelle che sono state ampiamente distribuite alla stampa e che hanno parlato di mafia, di arresti ecc, fino a sentire però che non ci sono elementi per condurre l’accusa nei miei confronti: così abbiamo letto il 3 novembre da parte della Procura di Catania.

Al di là delle carte, che valuteremo, io intanto ho fatto una conferenza durata due ore e mezza nel corso della quale ho detto tutto quello che ho fatto né ho da nascondere nulla. Se avessi incontrato il demonio in persona direi “ho incontrato il demonio”, salvo poi magari verificare, ad esempio, che l’ho incontrato per caso o che è venuto in casa mia sotto le mentite spoglie di una persona per bene.

Nessun faldone, atto o carta potrà contenere il contrario: io alla cosa nostra catanese o internazionale non ho prestato aiuto o sostegno, né per un appalto o un incarico, o un’assunzione, o una raccomandazione o un favore. Questo emergerà tranquillamente e serenamente.

Mi fa piacere che si sia detto autorevolmente che il deposito degli atti non è il rinvio a giudizio e io sono più che convinto che esaminando gli atti emergerà l’inconsistenza per una accusa che, per carità, si è dovuta portare avanti da parte di una magistratura che fa il proprio lavoro e il proprio dovere. Non mi farò prendere dalla tentazione che possiede il presidente del consiglio di sparare a zero e fare comizi attorno alle aule dei tribunali. Io ci sono andato, ho chiesto di essere sentito e ho reso testimonianza, in altre occasioni, quando sono stato invitato e dare ogni contributo perché emerga e si confermi la verità delle cose.

Io contribuirò fino in fondo perché la verità si affermi e quello sarà un momento molto importante per me, per il mio impegno e per la mia onorabilità e affidabilità agli occhi dei siciliani e della mia famiglia”.

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