Proprio alla vigilia della stagione estiva è all’orizzonte l’”ora x” per Taormina sulla tassa di soggiorno. A breve dovrà infatti essere presa nella principale località turistica siciliana una decisione sulla spinosa questione della tassa di soggiorno. Le Amministrazioni dei vari centri turistici italiani hanno già iniziato a pronunciarsi sul provvedimento previsto nella legge sul Federalismo Municipale. Capri ad esempio ha ufficializzato poche ore fa il proprio “sì” alla tassa, altre località ci stanno pensando e tra gli “indecisi” c’è il Comune di Taormina. Nella Perla dello Jonio c’è molta prudenza, sia nel mondo politico che tra le associazioni di categoria, sull’opportunità di introdurre la tassa, anche se qualche indicazione fa già capire gli orientamenti.

Secondo i vertici della casa municipale “a fronte della possibilità di introitare dei fondi per garantire ulteriori servizi alla città, bisognerà comunque evitare di gravare ulteriormente le tasche dei turisti di altri costi”. E’ una questione, insomma, tutta da valutare. Non sarà una cosa semplice decidere adesso, specie in un momento di crisi acuita di riflesso da vicende esterne come le “speculazioni” estere sul caso Lampedusa.

La tassa dovrebbe essere introdotta in tutti i centri considerati a vocazione turistica secondo la definizione data dalle rispettive Regioni. Questa prospettiva chiama perciò in causa Taormina.

Mentre a Roma si discute si stanno facendo i conti sul gettito del balzello, le cifre stimate potrebbero anche far vacillare le certezze dei “contrari”. La tassa, ricordiamo, si applicherebbe al costo di ogni notte trascorsa in albergo o altra struttura ricettiva e il suo importo sarebbe in relazione alla classificazione alberghiera: più è “spartana” è meno si paga e più è di lusso e altrettanto sale l’imposta.

L’importo oscillerebbe da un minimo di 50 centesimi a un massimo di 5 euro al giorno. Calcolando un medio di 2 euro e 50 centesimi si può già azzardare un calcolo di quanto incasserebbe il Comune.  Taormina nel 2010 ha fatto registrare 841 mila 117 presenze turistiche, e tutte queste persone hanno pernottato almeno una notte, quindi con una tassa da 2,50 euro un tale “quantum” porterebbe nelle casse della città una soglia minima di 2milioni 102 mila 792 euro.

Nel dettaglio, sempre nel 2010 sono state, per l’esattezza, 806 mila 786 le presenze negli alberghi il che determinerebbe un introito di 2 milioni 16 mila 965 euro.  Aggiungendo le 34.331 presenze registratesi negli esercizi complementari si otterrebbero altre 85 mila 827 euro.

E’ chiaro che la statistica è solo indicativa, perché non si conosce ad oggi l’importo preciso dell’eventuale tassa e se poi, una volta posta in vigore, sarà davvero di 2 euro e 50 centesimi, ed inoltre c’è il citato fattore del costo che varierebbe a secondo della tipologia di struttura.

La tassa, potrebbe poi variare non solo in base alla categoria di struttura ricettiva, ma anche in rapporto al periodo dell’anno e della tipologia di clientela (turisti stranieri, scolaresche, anziani, famiglie). L’anno appena trascorso a Taormina sono giunti 635 mila 835 visitatori dall’estero e 205 mila 282 italiani.

Ad oggi è difficile dire se sia conveniente introdurre questa tassa: i conti direbbero di adottarla ma la crisi economica globale, che non risparmia Taormina, suggerisce la massima cautela.  Tutto dipenderà dai margini di manovra e dalla discrezionalità di scelta che la legge, se approvata, lascerà ai Comuni.

Si potrebbe pensare di intraprendere la strada che ha preso Capri, dove “i fondi – come si legge in una nota dell’Amministrazione di quella località – saranno raccolti verranno poi utilizzati unicamente per la promozione e la riqualificazione di infrastrutture turistiche pubbliche e per il miglioramento dell’accoglienza sul territorio per rendere ancora più gradevole la permanenza dei turisti e per avviare insieme alle associazioni una più incisiva promozione mirata ai mercati nazionali ed internazionali”.

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