Uno studio condotto da ricercatori del “San Raffaele” di Milano ha dimostrato che si può fermare la metastasi tumorale grazie a un nuovo antiangiogenico che non sviluppa nelle cellule la “difesa” contro il medicinale. Isolare il tumore bloccando una molecola che consente alla malattia di diffondersi senza che si sviluppi resistenza al farmaco. La molecola in questione si chiama angiopoietina-2 (ANG2), è prodotta dai tumori e stimola la formazione di vasi sanguigni intorno alla cellula cancerosa.

La ANG2 agisce creando delle strade che consentono al tumore di “spostarsi” e formare metastasi in altri organi. Gli studiosi dell’Unità di angiogenesi e targeting tumorale del San Raffaele di Milano, coordinati da Michele de Palma, hanno rilevato che questa attività “pro-angiogenica” può essere bloccata efficacemente mediante un nuovo inibitore specifico sviluppato da AstraZeneca.

La ricerca è a uno stadio preliminare, ma promette di colmare una delle lacune più importanti nei trattamenti anticancro con farmaci antiangiogenici: la comparsa di resistenza al medicinale che porta alla ripresa della crescita dei vasi sanguigni che alimentano il tumore.

“È importante sottolineare  –  dice Michele de Palma  –  che, nonostante il nostro lavoro abbia fornito un’incoraggiante prova di principio in modelli sperimentali, sarà a questo punto importante valutare gli effetti dell’inibizione di ANG2 in pazienti oncologici”.

Il nuovo approccio gioca su un doppio meccanismo di azione. Prima si inibisce direttamente la crescita dei vasi sanguigni,

poi si indebolisce l’attività di un gruppo di cellule emopoietiche che favoriscono la crescita di vasi sanguigni, ovvero le TEM. È probabile che proprio le cellule TEM siano responsabili dell’insorgere di resistenza al trattamento con altri inibitori dell’angiogenesi. Infatti, queste cellule aumentano notevolmente nei tumori a seguito di diverse forme di terapia che bersagliano i vasi tumorali.

“L’importanza della scoperta – dice Michele De Palma – sta nell’aver dimostrato che l’inibizione dell’ANG2 non induce resistenza al trattamento, anche a seguito di trattamenti prolungati nel tempo o in tumori che normalmente sviluppano resistenza all’inibizione del VEGF, limitando così la più insidiosa conseguenza del tumore: le metastasi”.

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