Il padre di Ruby ha rilasciato un’intervista ad un settimanale nazionale e il suo pensiero è davvero eloquente: “provo tanta vergogna per lei”. Vergogna per quella figlia che, a quanto pare, ormai non risponde neppure più al telefono appena sente “parlare arabo”. A raccontarlo è il padre di Ruby-Karima, Mohammed, intervistato a Letojanni, dove vive la famiglia.

“Karima non ci ha mai dato soldi e si è dimenticata di noi”. Appena scoppiò il caso Ruby, Zahara detta Naima, la madre è sparita dal paese con i tre figli più piccoli, una femmina di sei, e due maschi di cinque e tre anni. Da poche settimane è tornata, ma non l’ha vista quasi nessuno. A prendere i bambini a scuola ci va sempre e solo il padre il quale non nasconde un senso di profonda vergogna parlando della figlia: “Sua madre l’ha chiamata due giorni fa e anche oggi. Ma appena sente arabo attacca il telefono”.

Come sta? “Fatico a lavorare. E poi vergogna, vergogna”. Naima come sta? “Vergogna anche lei. Non vuole uscire di casa. Non vuole vedere nessuno”. Al lavoro come va? “Male. Tutti mi guardano e dicono: “Vedi, é lui, è quello il padre” e io sento tanta vergogna. E poi tanti problemi”. Quali? “Mancano soldi”. Karima non ve ne manda? “No. Mai dato soldi a noi. Karima si è dimenticata di noi. Tornare in Marocco non si può perché non c’é lavoro. E poi servirebbero cinquantamila euro per fare viaggio, comprare un camion per lavorare là. Però resta tanta vergogna”.

Ma a Letojanni, a pochi km da Taormina, dove Ruby/Karima ha vissuto appena arrivata in Italia, è stata raccolta anche la testimonianza di un vigile.

“Ruby ha fatto bene a scappare. Con il carattere ribelle che aveva, fosse rimasta qui avrebbe fatto la fine di quella pakistana ammazzata dal padre. Lo sappiamo bene noi che, dopo la segnalazione di alcune maestre, per un periodo la abbiamo accompagnata da casa a scuola per essere sicuri che seguisse le lezioni. Voleva farla sposare a un uomo di trent’anni più grande in Marocco, a dodici anni. Ha fatto bene a scappare”.

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