Adesso è ufficiale. Barack Obama si ricandida alla presidenza degli Stati Uniti. “Ora tocca a voi. In questi due anni abbiamo fatto cose straordinarie, dalla lotta alla crisi economica, alla riforma sanitaria. C’è una grande storia da raccontare all’America. Ma la politica non è vendere saponette. Ora dobbiamo ascoltare i dubbi e le speranze della gente che non è contenta”.

Questo il primo discorso di Obama da presidente-candidato, dopo il video che ha dato il via alla sua campagna per la rielezione.

Il presidente si rivolge ai suoi milioni di supporter in tutto il Paese, nel corso di una conference call, audio conferenza, in streaming su ‘barackobama.com’, un sito che conta 13 milioni di registrazioni.

”Molti di voi all’ascolto – esordisce Obama – erano lì a lavorare quando la maggioranza degli americani non sapevano nemmeno pronunciare il mio nome. Oggi abbiamo la stessa speranza di allora. E siamo sempre convinti di poter lavorare per fare della nostra Nazione un Paese migliore dove vivere. Abbiamo fatto molto, ma ancora molto ci resta da fare. Il lavoro non e finito”.

Nelle ultime ore i leader repubblicani lo hanno criticato ferocemente per essere partito così presto, in larghissimo anticipo rispetto a un voto che arrivera’ tra 15 mesi. L’accusa è che finirà per pensare piu’ alla sua campagna che a governare il Paese. E Obama, parlando ai suoi, implicitamente, replica in modo pacato a queste critiche. ”Ora qui a Washington, tra i tagli al budget, la Libia e il Medio Oriente, abbiamo molto da fare. Per un po’ non potrò impegnarmi nella campagna.

”Ma posso contare su di voi, sarete le mie orecchie e i miei occhi sui bisogni del Paese”. Perché è vero, avverte Obama ”che non bisogna giocare in difesa”, ma ”proteggere le conquiste di questi anni e rilanciarne di nuove”. Tuttavia, lui è il primo a rendersi conto che il 2008 e’ lontano. E oggi è necessario avere l’umiltà e la pazienza di fare i conti con chi in questi anni, ”non ha avuto quello che sperava ed è frustrato”.

”Ci sono persone – sottolinea il presidente – che non sono contente e vanno ascoltate. Dobbiamo tenere in conto delle loro delusioni e dei loro bisogni. A loro dovremo spiegare perché non siamo riusciti a fare tutto quello che avremmo voluto. La politica – conclude – non è un ‘sale job’, un mestiere da commercianti, non è vendere saponette. Ma partecipare, ‘to be in’, e so che voi, come nel 2008, riuscirete a fare la differenza”.

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