Tra Leonardo e l’Inter sarà divorzio a giugno. Sembra ormai certo questo scenario dopo il crollo dei nerazzurri in Champions. “L’Inter è come una centrifuga”, disse Giovanni Trapattoni, che persino dopo lo scudetto dei record del 1989 finì per essere travolto. Anzi, centrifugato dall’ambiente-Inter. Adesso anche Leonardo capirà cosa intendeva.

Il derby ha aperto la crepa, lo Schalke 04 ne ha approfittato squarciando con cinque frecciate (e due pali) tutto ciò che il tecnico nerazzurro era riuscito a costruire in quattro mesi di lavoro. Ora, si volta pagina. Ma molto probabilmente non come vorrebbe Leonardo. Il tempo del “cuore e dell’amore” è finito, anche se il brasiliano proverà nuovamente a riprendere il discorso lì dove l’aveva lasciato.

Leonardo, per dirla come il Trap, ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella centrifuga. Che, ad occhio e croce, prevede disamina tattica nelle fasi iniziali (squadra troppo sbilanciata, troppo stanca e senza troppe motivazioni). Poi, tutto il resto. Partendo dal futuro, sul quale il tecnico interista è stato fin troppo elusivo nella conferenza stampa pre-tracollo: “Non so cosa farò nel mio futuro”.

Su quest’altra crepa inizieranno le speculazioni dei prossimi giorni, Leo ne stia certo, che verranno acuite da ogni smorfia di Massimo Moratti. Anche perché fra qualche giorno inizierà il tour-de-force di sfide tra Real Madrid e Barcellona, con inevitabili supposizioni sul possibile arrivo all’Inter di Pep Guardiola o, ancora meglio, del ritorno di José Mourinho.

E Leonardo dovrà pensare al presente, rispondendo a domande sempre più pressanti sul proprio futuro, quelle che toglieranno un po’ di certezza al lavoro che dovrà portare avanti sul campo. Adesso il brasiliano dovrà dimostrarsi ancora più bravo di quanto non sia stato sinora a livello di comunicazione. Dopo aver rigenerato una squadra con l’encefalogramma piatto, dovrà tenere a bada l’ego dei vari campioni a disposizione, come sempre restii a ingoiare bocconi amari. Il tutto mentre la stampa inizierà a pressare a suon di titoli a nove colonne.

La centrifuga è questa. Un fenomeno che puoi domare temporaneamente, cosa in cui è riuscito il Trap ma anche Roberto Mancini, e più raramente cavalcare, impresa del solo Mourinho. Altrimenti, ti travolge. È accaduto a Marcello Lippi, non l’ultimo arrivato, potrebbe succedere lo stesso anche a Leonardo. Che deve ancora convincere soprattutto nell’attività che in teoria dovrebbe essere per lui primaria, quella dell’allenatore.

Come fare per uscirne indenni? Prima di tutto, imparando dai propri errori. Leonardo ha perso il derby esattamente come li perse l’anno scorso al cospetto dello Special One (solo che a parti invertite e quindi con la squadra più forte). Nonostante questo ha impostato la partita successiva in un modo analogo, senza mai chiedere ai tre attaccanti un certo impegno in fase di non possesso.

Una scena ripetuta, un po’ come quella che ha visto Stankovic rimanere in campo nonostante l’infortunio rimediato qualche minuto prima e risultare decisivo nel gol dell’1-1 dello Schalke proprio per colpa di un cambio tardivo. Qualcosa di simile al rosso preso da un Gattuso malconcio nel suo primo derby, quello dell’umiliazione rossonera.

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