Quasi due settimane: è il tempo trascorso dalla scomparsa di Maurizio Russo, l’imprenditore taorminese del quale non si hanno piu notizie dal pomeriggio di giovedì 24 marzo. Le indagini faticano a trovare una svolta. Carabinieri e Polizia stanno seguendo diverse piste, ma al momento sembra che non ci siano elementi significativi e riscontri oggettivi che possano portare in modo inequivocabile ad una pista piuttosto che a un’altra. Siamo di fronte ad un mistero di difficile soluzione. Il giallo legato alla sparizione di Maurizio Russo, si può considerare il più inquietante e inspiegabile episodio di cronaca degli ultimi quindici anni a Taormina.

Un giovane appaltatore di 41 anni, uno perbene che svanisce nel nulla in soli 60 minuti, in un pomeriggio di fine marzo. Di lui nessuna traccia. Come si può spiegare?

Gli inquirenti stanno valutando, come detto, tutte le possibili piste. Nel rispetto dei familiari e dell’operato degli inquirenti queste piste, che in sostanza riteniamo di conoscere, non le divulghiamo e riteniamo soprattutto sia giusto essere cauti sulle indiscrezioni legate alle varie soluzioni prese in considerazione.

Ognuna delle piste seguite, d’altronde, sembra a suo modo quella giusta per risolvere il caso, per poi un attimo dopo rivelarsi invece quella sbagliata. E’ un groviglio di ipotesi e sensazioni che si scontra con la dura realtà di una vicenda estremamente difficile da decifrare. Molto più complicata di quanto forse si potesse pensare all’inizio.

Nel mare dell’incertezza, il vero crocevia di queste indagini sarà l’esito dei tabulati telefonici. Solo lì potremo capire almeno una parte di verità ed è chiaro che da quei riscontri usciranno fuori orari, nomi e cognomi, elementi che potranno tratteggiare in modo più preciso le dinamiche del 24 marzo e dei giorni precedenti. A quel punto avremo forse delle indicazioni sul perchè Maurizio non sia mai arrivato a Pasteria, sugli sviluppi dei minuti antecedenti e successivi all’avvistamento di Piedimonte.

E vedremo se, ad esempio, anche Fiumefreddo potrà essere uno snodo fondamentale in questo mistero.

Il traffico telefonico di Maurizio verrà incrociato con quello delle utenze di altre persone. Movimenti in entrata e uscita, da correlare agli orari e all’individuazione delle celle telefoniche agganciate dai singoli apparecchi.

Oggi di certo, e questo lo abbiamo già detto e scritto, c’è che alle 15.15 Maurizio era a Piedimonte e alle 16.30 il suo telefonino risultava già staccato. Da allora, quel cellulare non si è più riacceso. In un’ora, poco meno o poco più, sembra essersi compiuto il destino di Maurizio. Ma qual’è questo destino? Nessuno sa a cosa sia andato incontro l’imprenditore, nè dunque dove sia adesso esattamente.

E si sono anche perse le tracce del furgone grigio verde del quale Maurizio era alla guida. Vano è stato sinora ogni tentativo di individuarlo.

L’unica amara sicurezza che si può avere sinora è che Maurizio non è stato certamente rapito dai marziani e che in quei 60 minuti non può essere diventato invisibile. E’ evidente che, per forza di cose, qualcuno sa o ha visto. E, al confine tra meschinità e omertà, quello stesso qualcuno tace.

Chi può sapere dov’è finito Maurizio? Chi continua a celare dentro di sè un silenzio che rischia di diventare un macigno pesantissimo?

A Taormina si respira un clima surreale. Per le strade si nota il solito rito di chi ti ferma per chiederti cosa si sappia di Maurizio e persino chi morbosamente si affanna a domandare notizie della moglie e della famiglia insomma. Purtroppo è la solita consuetudine paesana di questi casi e di una comunità che a propria convenienza sa essere apatica o pettegola.

Ma, adesso più che mai, sembra un rebus persino la posizione della comunità stessa al cospetto di questa vicenda.

Tante persone si sono strette con sincerità e compostezza attorno alla famiglia. Però, sullo sfondo, si ha la spiacevole sensazione che a Taormina ci sia troppa gente – non soltanto il cosiddetto “popolino” – che ha voglia di far passare questa storia in secondo piano e far eclissare ogni clamore e rumore il più in fretta possibile. Perchè?

La paura, l’inquietudine, forse non si vede ma c’è eccome. E’ palpabile e non basta a nasconderla neppure quel voler fare finta che tutto vada bene e tutto sia apposto.

Nessuno sa cosa sia successo a Maurizio ed è indubbio che non ci si possa sbilanciare nel dire che sia accaduta una cosa o l’altra. Ma questo è un mistero inquietante, di dominio pubblico e di rilevanza ormai nazionale: un uomo scomparso da 13 giorni, e la sparizione di una persona non può essere considerata un fatto normale. Mai, in nessuna circostanza.

Qualunque sia la verità, siamo di fronte ad un fatto molto grave, e poco anzi nulla importa che l’episodio non sia accaduto nel salotto taorminese di Corso Umberto bensì nel territorio impervio dell’etneo. Stiamo parlando di un taorminese e di una storia dove la taorminesità c’entra eccome.

Il problema non riguarda soltanto una famiglia che si trova nel limbo tremendo del dolore: insieme ai cari di Maurizio è l’intera comunità di Taormina che da due settimane viene tenuta in scacco dal silenzio spietato di qualcuno che si è arrogato il diritto di non farci sapere dove sia Maurizio.

Non si può prendere uno schiaffo in casa propria e girare la faccia dall’altra parte.

Taormina è ancora capace di indignarsi? O dobbiamo pensare che questa città ormai è talmente passiva e remissiva da non aver più nemmeno un briciolo d’anima per reagire?

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