La Provincia di Messina è maglia nera dell’evasione fiscale in Italia.

Un interessante articolo è stato pubblicato nelle scorse ore a riguardo dalla Gazzetta del Sud.

“Un popolo di evasori – si legge nell’articolo – in un contesto caratterizzato da criminalità organizzata, disagio sociale, frodi e truffe di ogni genere. Usciamo con le ossa rotte dall’ennesimo “report” nazionale che fa emergere le eclatanti differenze tra Nord e Sud di un Paese che non ce la fa proprio a essere “unito”, nonostante discorsi e celebrazioni. Messina fa parte del gruppo delle province “difficili”: assieme a noi soltanto Caserta e Salerno in Campania, Cosenza e Reggio in Calabria.

Secondo “DataBaseGeomarket”, la nuova banca dati dell’Agenzia delle Entrate, a Messina in media su ogni 100 euro d’imposta versata se ne evadono 67. Agli estremi – nelle province di Milano, Torino, Lecco, Cremona, Brescia, Genova e Roma – la media di evasione tocca appena i 10 euro su 100.

Insomma, c’è un abisso, reso ancor più profondo dalle cifre relative alle truffe e frodi (nel gruppo delle province “difficili” sono 6.726 per milione di abitanti contro una media nazionale di 4.625).

C’è abbondante materia per compiere analisi socio-economiche e per riflettere sul da farsi. Di un dato, però, bisogna tener conto – ed è quello che gli specialisti dell’Agenzia delle Entrate hanno sottolineato nel commentare la mappa del Paese pubblicata sul Corriere della Sera – e cioè della differenza reale che esiste tra il tasso di evasione presunta e i valori assoluti dell’evasione.

Nelle zone più ricche, quelle che in media sembrano evadere di meno, in realtà le somme non versate all’Erario sono in molti casi elevatissime. Nelle zone cosiddette “povere”, l’evasione può anche toccare picchi altissimi ma le somme che devono essere recuperate sono decisamente inferiori.

Entrando nel dettaglio del data base, si può comprendere come a Messina il tasso si riferisca soprattutto alle tipologie di evasione “semplice”, come la mancata registrazione dei corrispettivi o ricavi, la configurazione di redditi come entrate di natura risarcitoria, l’annotazione di costi non inerenti o fittizi. Vi sono anche – e la cronaca degli ultimi anni ne è stata testimone – casi clamorosi di evasione “milionaria” da parte di imprenditori e di soggetti quasi sempre legati al tessuto criminale della città e della provincia.

Ma le evasioni “complesse” – quelle indicate nella relazione su “Economia sommersa, evasione fiscale e strumenti di contrasto” di Salvatore Tutino – sono ovviamente molto più diffuse nelle macroaree dove “gira” la ricchezza, con gruppi societari e pianificazione fiscale internazionale (quando vengono costituite società in una nazione a bassa fiscalità attribuendole la titolarità di beni immateriali di proprietà del gruppo), sovrafatturazione di beni oggetto di scambi internazionali, triangolazioni con Paesi terzi in esenzione d’Iva.

Sarà interessante, comunque, confrontare i dati nazionali con quelli dell’Agenzia delle entrate locale, per capire anche come potranno cambiare gli scenari nei prossimi anni e individuare le strategie per ridurre le dimensioni del fenomeno”.

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