Seleucia al Tigri (nell’odierna Iraq) era un’antica città fondata da Seleuco I Nicatore iniziatore della dinastia seleucide nel 312 a. C. La città fortificata era posta sulla riva destra del Tigri in corrispondenza della confluenza con l’Eufrate. Proprio in virtù della sua posizione geografica, la Capitale era destinata a sostituire la grandezza dell’antica Babilonia. Intorno al 140 a.C. fu occupata da Mitriade di Partia il quale, unificandola a Ctesifonte (Capitale della Partia e posta sulla riva opposta) fondò di fatto un complesso urbano bipolare; Seleucia-Ctesifonte.
In seguito fu assediata dai romani finché, nel 164 d.C. fu definitivamente distrutta da Marco Aurelio.

Sebbene il Re persiano Ardashir , rifondandola, si adoperò per restituire lustro al complesso ormai svanito dalle cronache del tempo, non riuscì a restituire l’antico splendore a quella terra martoriata.

Seleuco non fondò solo la città sul Tigri. Le sue conquiste diedero vita e fama ad altre città che si affacciavano sul Mediterraneo. Seleucia di Pieria e Seleucia allo zeugma -> attuale Siria Seleucia Tracheotis e Seleucia al Piramo -> attuale Turchia.

Di quelle antiche ed epiche conquiste, questo è tutto quanto la storia ci narra.
Il racconto, come pure i personaggi, precisa l’autore, sono di pura invenzione. Nonostante tutto si apprezza la ricerca che si articola lungo i miti, i costumi e le credenze popolari dell’epoca.
La lettura è accessibile mentre la narrazione appare ben articolata circa la successione degli eventi. Intrighi, tradimenti e conflitti per la supremazia, si avvicendano con nitidezza.

Priandro, Re della Seleucia, ha un grattacapo da risolvere; la successione.
Il primogenito Polibio, dissoluto e perverso trascorre il tempo a “gozzovigliare” perso tra gli effluvi del vino, mentre Bessarione, saggio, forte, energico combattente e moralmente integro, oltre ad essere “troppo giovane per governare” (dirà Glauco, il Generale delle forze seleucidi) è “purtroppo” il secondogenito. E’ proprio intorno al dilemma della successione, che si snoderanno infidi sotterfugi.

In più momenti Luigi descrive l’immagine di un Bessarione che, per certi versi, appaga il lettore con la sua spiccata sensibilità, mentre la “fierezza” è ben incarnata dal falco Asterios (e tutta la simbologia che ruota intorno ad esso) che il ragazzo ama portare sempre in spalla.

In alcuni passi, l’autore ci riporta ai costumi dell’epoca con le celebrazioni dedicate alle divinità elleniche (nello specifico quella consacrata a Dioniso) descrivendo accuratamente la struttura nel loro svolgimento.

Ogni capitolo,inoltre, è introdotto da brevi parti di racconto dal sapore profetico che con il loro avvicendarsi creano una deliziosa cornice epica.

Diletta Nespeca

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