Passano i giorni e il mistero della scomparsa di Maurizio Russo diventa sempre più inquietante. Si indaga e si spera, sin qui c’è solo un groviglio di ipotesi, supposizioni e ipotesi ma di certezze nemmeno l’ombra. Si spera in una svolta e che la tecnologia, come i tabulati telefonici, consenta di arrivare a quelle risposte che al momento le indagini non riescono ancora a fornire. Quei telefoni qualcosa di importante diranno, senza alcun dubbio. Giorno dopo giorno cresce, intanto, il dolore e l’apprensione di una famiglia che vive un’angoscia terribile ma sale anche la consapevolezza che la città di Taormina è di fronte a un caso di scomparsa che fa rabbrividire. Diciamolo apertamente e ribadiamola quell’espressione: questo è un caso che fa rabbrividire, per le dinamiche e perchè vale la pena ricordare che ad essere svanito nel nulla è una persona perbene, un onesto lavoratore che non può essersi d’incanto eclissato in un modo talmente inquietante.

Dov’è Maurizio Russo? Continuiamo a porci questi interrogativo, come un tarlo che senza tregua agita mille pensieri. Mentre gli inquirenti sono a lavoro per dare una risposta all’enigma, l’augurio è che Maurizio possa davvero tornare a casa e che questo sia solo un incubo a lieto fine.

La sola considerazione che si possa fare in questo momento è che Taormina è stata scossa nella sua inviolabilità che per tutti noi è stata, per tanti anni, motivo di orgoglio e di vanto.

Poco cambia che il contesto specifico di questo “giallo” sia fuori Taormina, perchè a prescindere dal caso Russo, qui non ha più senso usare l’espressione “Taormina ai taorminesi”. Taormina, anzi i taorminesi, da un bel pezzo sono ormai ospiti in casa propria. Qui negli ultimi anni è entrata gente di Messina, Catania, Palermo, Napoli, Reggio Calabria: c’è bisogno di aggiungere altro?

In queste ore, sullo sfondo di uno scenario denso di punti interrogativi, c’è una famiglia che merita tutto l’affetto e la solidarietà della comunità, e quel rispetto che deve passare innanzitutto dall’evitare iniziative personalistiche o il reiterare la diffusione di false voci per strada o sul web.

Se qualche novità ci sarà, la potranno dare le Forze dell’Ordine e, poi, gli organi di stampa. E ci sia consentito sottolineare, a tal proposito, come i media si stiano davvero comportando, tutti, con estrema correttezza.

Questo, insomma, non può essere un gioco al massacro, nè uno stillicidio di ipotesi. Non sappiamo cosa sia accaduto. Ogni cautela è d’obbligo.

E’ anche vero che da qualche parte, per forza di cose, c’è chi sa la verità o almeno una parte di essa. Per quanto altro tempo ancora si intende sfidare, in modo cinico e spietato, un’intera comunità, le Forze dell’Ordine ma in primis il dolore di una famiglia?

Tra le righe di un documento del Comune di Taormina si leggeva qualche giorno fa un monito: “Fermatevi se siete in tempo”. Espressione condivisibile. Perchè può valere per chi può aver fatto qualcosa oppure può valere per chi ha visto qualcosa e non parla..

E che dire del Parroco, padre Salvatore Sinitò, che a più riprese sta lanciando appelli e sta chiamando a raccolta la comunità. L’impegno dell’Arciprete ci appare un modello positivo al quale guardare, un prete pieno di coraggio e di umanità. In queste ore, come afferma don Salvatore, “il mondo tace”.

Noi continuiamo a sperare, sul serio, che questo caso possa risolversi nel miglior modo immaginabile. Non è affatto un compito semplice quello al quale sono chiamate le Forze dell’Ordine, ulteriore motivo per cui adesso appare imprescindibile che a Taormina ci sia un coordinamento, totale e incondizionato, nell’affrontare la questione.

Chi può essersi arrogato il diritto di lasciare una moglie e una famiglia, un paese intero, in un clima così surreale, pesante, come quello che si respira in questi giorni? Questo è il dilemma.

Eppure, abbiamo l’amara impressione che per qualcuno, a Taormina questo caso di cronaca rischi di diventare una storia antipatica per l’immagine della città, una parentesi scomoda per quel “maledetto” turismo in nome del quale a Taormina deve vigere, sempre e comunque, la logica del tutto va bene e tutto è apposto.

Dobbiamo pensare che meno se ne parla è meglio è? Sì, qualora si rischi di intralciare l’operato degli inquirenti. No, se invece il non parlare dev’essere speculare all’ossessione di tutelare l’economia della città: dispiace ma di quella adesso non c’è ne importa nulla.

C’è un giovane da ritrovare, uno dal volto buono, un amico, un figlio della città. E’ scomparso purtroppo Maurizio, ma chi può dire che in futuro, in questa comunità, non possa capitare la stessa cosa ad altri?

E’ auspicabile che sulla vicenda di questi giorni dia un segnale l’associazionismo di Taormina. Anche due o tre righe righe di comunicato degli Imprenditori  o degli Albergatori sarebbe opportuna: lo sarebbe stata, in verità, molto di più se spotaneamente fatta nelle stesse ore in cui hanno fatto sentire la loro voce il Comune e la Chiesa.

Non è tempo di polemiche e ora più che mai Taormina deve mostrare, a tutti i livelli, una coscienza collettiva, un’identità coesa e unisona,  però ci limitiamo a dire: attenzione.

Attenzione a non far confusione: una cosa è il dovere che abbiamo, tutti, di non spettacolarizzare la vicenda e di far lavorare in serenità chi sta indagando, altra cosa è il dovere – anche questo di tutto – di tenere viva l’attenzione su Maurizio.

E’ il momento di capire, pur in modo pacato ma tangibile, se Taormina sa ancora indignarsi e se sia capace di mostrarsi sensibile e coesa nell’affrontare i giorni dell’angoscia.

Guai a far passare il messaggio che sia normale che una persona perbene possa svanire nel nulla. Questo dramma è un bivio per Taormina.

Rievochiamo quella frase: “Se un appello, a nome della città, va fatto è: “Se siete ancora in tempo fermatevi”.

Quando il male governa l’agire e l’omertà anestetizza il vedere, il silenzio non può protrarsi in eterno.

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