E’ il filippino Wiston Manuel Reves l’assassino della contessa Alberica Filo della Torre. Potrebbe essere un debito non restituito, pare un milione mezzo di lire, il movente che avrebbe scatenato la sua furia omicida, brutalmente compiutasi il 10 luglio 1991. E’ l’ipotesi alla quale, secondo il comandante provinciale dei carabinieri, Maurizio Mezzavilla, stanno lavorando gli inquirenti. Il filippino, ha chiamato Alberica una delle sue figlie, nata nel 1995 nelle Filippine. La circostanza che la figlia del domestico si chiami come la contessa è stata indicata anche nel decreto di fermo disposto dalla Procura di Roma per pericolo di fuga, ed è emerso quando, lo scorso anno, il filippino ha inoltrato le pratiche per ottenere, insieme ai familiari, la cittadinanza italiana.

I rapporti tra Winston Manuel Reves e la contessa Alberica Filo Della Torre si sarebbero deteriorati per la restituzione della somma, rivendicata dalla nobildonna. A questa ipotesi si aggiunge il fatto che il domestico filippino, esauriti i due mesi in cui ha prestato servizio nella villa dell’Olgiata (fine aprile 1991), aveva continuato a frequentare la villa saltuariamente per dei lavoretti e, secondo i testimoni, fino al mese di giugno.

Non solo, gli inquirenti sanno che Winston conosceva la combinazione di una porta di accesso dal garage all’interno della villa e, quindi, un suo eventuale ingresso il giorno del delitto potrebbe essere passato inosservato anche ai cani, tra i quali uno yorkshire, che, la mattina in cui avvenne l’omicidio, non abbaiarono mai.

All’epoca dei fatti, 10 luglio 1991, Reves sostenne di avere un alibi, ossia di avere incontrato all’ora del delitto il figlio del nuovo datore di lavoro, ma questi smenti’ la circostanza sostenendo che quel giorno si trovava all’estero. Anche per questo motivo gli inquirenti ritengono che il filippino non abbia un alibi.

Gli investigatori dell’Arma sono tornati, nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, nella villa dell’Olgiata che fu teatro del delitto. I militari lo hanno fatto per controllare di nuovo i “percorsi” che sono stati compiuti dal killer il 10 luglio del ’91. “E’ stata fatta una analisi criminologica a tutto tondo – ha continuato il colonnello Maurizio Mezzavilla, comandante provinciale dei carabinieri – un lavoro certosino incredibile è stato compiuto, cercando di trovare elementi utili da tutta la mole di carte che è stata passata in rassegna”. Perché “quando si rifanno le indagini da capo non si può permettere di tralasciare nulla”.

“Sono soddisfatto perché è stato trovato l’assassino di mia moglie e perché sono state dissipate definitivamente le insinuazioni e le illazioni infondate sulla mia famiglia”. E’ quanto afferma, tramite il suo legale, Pietro Mattei, marito della contessa Alberica Filo della Torre.

“E’ molto scosso, sorpreso, ma anche sereno perché si considera innocente. Per lui e anche per noi è stato un fulmine a ciel sereno”. Descrive così Manuel Winston Reves uno dei suoi avvocati, Flaminia Caldani. Il legale ha fatto visita in carcere al domestico filippino assieme al collega Andrea Guidi. “Ci siamo solo salutati e gli abbiamo fatto coraggio – ha raccontato Caldani – Torneremo a trovarlo tutti i giorni. Oggi incontreremo i suoi familiari”.

Winston è sposato e ha tre figli. Caldani non ha voluto commentare la svolta improvvisa nell’inchiesta che ha portato al fermo del suo assistito per il delitto del luglio 1991. All’epoca Winston aveva da poco perso il suo lavoro di domestico nella casa della contessa Filo della Torre all’Olgiata. I legali del filippino stanno “valutando la situazione” per definire la strategia difensiva, ha spiegato l’avvocato Caldani.

Le tracce di sangue, appartenente a Manuel Winston Reves, e individuato sul lenzuolo che era attorno al collo della contessa Alberica Filo Della Torre, era frutto di una abrasione al gomito sinistro che il filippino si sarebbe provocato probabilmente da uno “strusciamento” con la moquette della camera al termine di una colluttazione.

Il dato è emerso nel corso della conferenza stampa svolta oggi in Procura a Roma. All’epoca dei fatti fu effettuato un incidente probatorio su un paio di jeans indossati da Manuel Reves su cui erano presenti alcune tracce ematiche. L’uomo si difese affermando che si trattava di sangue di una ferita procurata tempo prima.
Secondo gli inquirenti quel sangue potrebbe invece essere finito sui jeans dell’uomo a causa dell’abrasione al gomito.
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