La scomparsa di Maurizio Russo rimane avvolta nel mistero più assoluto. Siamo ormai al quinto giorno di questo inquietante giallo. Proseguono ancora senza esito le ricerche dell’imprenditore edile taorminese e adesso la cosa più utile da fare è quella di far conoscere intanto in ogni città, in qualsiasi luogo, il volto e la storia di questo giovane del quale non si hanno più notizie dal pomeriggio del 24 marzo scorso. La speranza è che qualcuno possa sapere qualcosa e che decida di rivolgersi, anche in forma anonima, alle Forze dell’Ordine. Possibile che nessuno abbia visto niente? Ciò premesso, il trascorrere delle ore rafforza la consapevolezza, o perlomeno la sensazione,  che dietro la scomparsa di Maurizio – contrariamente alle solite voci della prima ora – non ci fosse nessuna intenzione di allontanarsi da casa o compiere un gesto estremo. Sensazioni, purtroppo, al momento si possono avere soltanto queste, e non servono a molto.

Il vuoto che fa da contorno alla sparizione di Maurizio Russo, mette in ansia e tiene in scacco Taormina.

La preoccupazione riporta d’attualità le parole pronunciate dall’ex Questore, Vincenzo Mauro, in un’intervista pubblicata il 29 novembre 2009 sulla Gazzetta del Sud.

Il dott. Mauro in quella circostanza, disse cose molto importanti, quasi stigmatizzate o persino minimizzate poi in alcuni ambienti cittadini che in realtà sanno molto bene che quelle affermazioni hanno invece tracciato un quadro preciso e puntuale delle dinamiche territoriali.

Dunque si parlava allora degli incroci geografici ed economici tra Taormina, l’hinterland ed altre aree che, dalle più vicine alle più lontane, orbitano a vario titolo attorno alla Perla dello Jonio.

Ricordiamo alcuni passaggi dell’intervista.

“La situazione dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza a Taormina è sotto controllo – disse il dott. Mauro – ma ciò nonostante c’è bisogno di una particolare attenzione. Non ci possiamo fermare alle apparenze. Io vengo spesso a Taormina per rendermi conto di come vanno le cose. Anche se c’è una crisi turistica ed economica non si può abbassare la guardia. Stiamo monitorando possibili “economie non lecite” che potrebbero orbitare attorno alla città. Ci prefiggiamo di difendere gli operatori economici del luogo da manovre di disturbo ed interferenze. Non possiamo ovviamente rivelare le esatte strategie che stiamo ponendo in essere: ma di certo stiamo attenzionando le “novità”che orbitano attorno alla realtà di Taormina o che si sono in qualche modo inserite nel contesto territoriale”.

“Posso ribadire, ad esempio, che vengono verificati i cantieri, e viene valutata la “bontà” dei vari movimenti in zona legati soprattutto agli ambienti palermitani, catanesi e calabresi”.

“Nella zona jonica, come nella fascia tirrenica, stiamo alzando delle “barriere tecniche”: non ci si può permettere di fare errori, e nemmeno il lusso di fossilizzarsi nella superficialità. Guai ad avere la presunzione di pensare che la criminalità è sotto controllo.  Abbiamo fondati motivi per essere molto attenti”.

Sono parole estremamente chiare, che si commentano da sole.

Taormina, insomma, era e resta una città tranquilla, dove possiamo dire che chiunque arrivi non avrà nulla da temere per le strade del centro. Poi oltre il Corso Umberto ci sono i caselli autostradali.

Che strana atmosfera in queste ore. C’è tanta quiete, troppa quiete. Il viso innocuo del mare calmo di Taormina solitamente stride con l’irrequietezza spietata di altre terre. Eppure in questi giorni è come se tutto si fosse condensato in un unico silenzio imperturbabile, inespugnabile.

L’orizzonte enigmatico di questo ultimo scorcio di marzo evoca fantasmi lontani ormai tre lustri.

Dove può essere finito Maurizio? Non ci sono riscontri tangibili e inequivocabili, che portino in una direzione piuttosto che in un’altra.

L’unica certezza è che ad essere scomparso non è un personaggio equivoco o uno di cui magari si potevano raccontare in paese chiacchiericci poco edificanti. Niente di tutto ciò.

Non si hanno più tracce di un 41 enne che è sempre stato una persona perbene, un lavoratore serio e onesto, che ama la moglie e la sua famiglia.

Si rischia di fare retorica quando in questi casi si tende per consuetudine a tracciare un’immagine positiva di chi è scomparso. Di Maurizio, tuttavia, è giusto ed è spontaneo evidenziare che stiamo descrivendo sul serio un buono, uno che ha sempre misurato le parole e i gesti, uno che la sua schiena dritta non l’ha sacrificata neppure al cospetto di un mestiere complicato.

Stiamo parlando di un appaltatore che, senza fare proclami, ha messo persino più volte i mezzi della sua impresa a disposizione dei bambini per le iniziative di beneficienza o nei casi di necessità delle associazioni locali.

Quel che fa più temere è che proprio questa indubbia onestà di un uomo buono, possa essersi scontrata col barbaro cinismo di chi la vita non la concepisce con la stessa integrità morale di Maurizio.

Non è semplice raccontare o analizzare la scomparsa di questo taorminese, “figlio” di un’isola felice minacciata dall’incedere delle correnti, che intorbidiscono le acque e celano branchi di squali.

L’augurio, la speranza che non tramonta, è che Maurizio possa tornare a casa sano e salvo e che questa storia che stiamo raccontando in questi giorni possa rivelarsi solo un brutto incubo dal lieto fine.

Se malauguratamente così non dovesse essere, guai a pensare che questa scomoda storia potrà essere giustificata con la solita ipocrisia dei fatalismi paesani, o relegata in fretta nel dimenticatoio delle piccole-grandi omertà taorminesi.

Forse il mondo ci ha, purtroppo, abituati ad accettare il rischio che una persona scompaia. Ma non è tollerabile che una vita umana si possa smaterializzare. Non così.

Taormina ha già un tremendo conto in sospeso con la sua storia recente. Un motivo in più per cercare col massimo sforzo possibile Maurizio.

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