Paolo Maldini, è stato rinviato a giudizio a Milano con le accuse di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. L’ex terzino e bandiera del Milan, secondo l’accusa, avrebbe dato soldi a un funzionario dell’Agenzia delle Entrate per aggirare i controlli fiscali, affidandosi a lui anche per una verifica illecita relativa ad un’operazione immobiliare che voleva portare a termine in Toscana. Il processo all’ex difensore del Milan si aprirà il prossimo 21 giugno davanti alla decima sezione penale del Tribunale di Milano. Lo ha deciso il gup Luigi Varanelli che ha rinviato a giudizio Maldini assieme ad altre 12 persone, delle 39 imputate nell’udienza preliminare, tra dipendenti dell’Agenzia delle entrate e commercialisti.

Secondo la pm Paola Pirotta, Maldini avrebbe corrotto il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, Luciano Bressi, offrendogli non solo “l’onorario per lo studio (circa 40 mila euro annui)”, ma anche la “procura speciale” della società costituita con la moglie, la Velvet Sas, “da cui scaturivano ingenti corrispettivi in nero (somma non inferiore a 185 mila euro)”.

Inoltre, tramite Bressi, Maldini avrebbe acquisito dati riservati all’anagrafe tributaria sul conto di Alessandro P.B., che faceva parte di una società nella quale l’ex calciatore sarebbe voluto entrare per un affare immobiliare.

Maldini, assistito dall’avvocato Danilo Buongiorno, si è sempre difeso sostenendo che sarebbe stato lo stesso Bressi a sottrarre soldi dalle casse della società Velvet.

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