In tanti sono scesi in piazza oggi a Roma per  protestare contro la privatizzazione dell’acqua e contro la politica del governo a favore del nucleare. Mentre a Londra si protestava contro la politica di austerity di Cameron, a Roma un lungo e multicolore corteo partiva dalla Stazione Termini, attraversava le strade della città ed approdava in Piazza San Giovanni. Da Londra a Roma  privati cittadini hanno sfilato per riappropriasi dei beni comuni e per convincere i rappresentanti dei propri governi, che  non sono disposti a pagare sulla propria pelle il peso della crisi.

Alla stanchezza di una parte della società civile un’altra parte di società risponde con la volontà  di riappropriarsi del proprio domani e del proprio futuro e con una grande voglia di partecipazione e di impegno sociale.

Un’Italia ancora viva, nonostante la crisi, oggi era in piazza. Nelle bandiere multicolori che hanno attraversato la città c’era un popolo giovane e deciso a fare sentire la sua voce e a far capire a quegli italiani che stavano a casa, che il 12 ed il 13 giugno bisogna andare a votare.

Una manifestazione per il “no” al governo e per un “sì” invece all’acqua come bene pubblico.

Un’immensa “fiumana” di cittadini  a cui sono unite associazioni ed anche i i gonfaloni di amministratori di comuni e province (Campobasso, Cagliari, Potenza, etc.), 300 mila persone giunte a Roma da ogni parte d’Italia per dire agli italiani che devono avere il coraggio, con la partecipazione sociale e l’impegno civile, di  riprendersi il proprio futuro. Di pretendere che l’acqua sia pubbica, di pagare meno tasse, più servizi e migliore qualità della vita.

Francesco Capaldo

© Riproduzione Riservata

Commenti