Rivolta anche in Siria. I cittadini siriani si sono riversati in centinaia, a manifestare nella piazza centrale di Daraa, nel sud del Paese, dove si è accesa la miccia della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad. Una rivolta repressa con violenza, tanto che il canale televisivo Al Jazeera ha parlato di 150 morti solo questa settimana. Centinaia di cittadini hanno anche partecipato alla cerimonia funebre di un manifestante ucciso nel villaggio di Tafas, vicino a Deraa. Il funerale si è trasformato in un’occasione per manifestare il proprio dissenso contro il governo e i partecipanti hanno dato alle fiamme la sede locale del partito Baath, l’unico sancito dalla costituzione, e una stazione di polizia. La mobilitazione contro il regime al potere dal luglio 2000 prosegue e fa proseliti anche su Facebook. “Non ci fermeremo fino a quando le nostre richieste saranno soddisfatte e non crediamo nelle vostre false promesse.

Scenderemo in piazza oggi pacificamente, e così ogni giorno fino (a quando non avremo la nostra, ndr) libertà”: è quanto si legge oggi sulla pagina di Facebook intitolata alla ‘Rivoluzione siriana 2011’, dove si rivolge un appello a nuove manifestazioni per oggi. Ieri centinaia di persone hanno contestato Bashar in oltre 10 città: almeno 10 le vittime negli scontri contro le forze di sicurezza.

“Le autorità hanno risposto duramente alle manifestazioni pacifiche che chiedevano libertà e dignità, in quando vogliono ancora una volta intimidire i siriani”, ha spiegato lo scrittore Fayez Sara, esponente dell’opposizione.

Nel tentativo di placare le manifestazioni di piazza, vietate secondo la legge di emergenza in vigore dal 1963, giovedì Bashar aveva promesso timide riforme, oltre al rilascio di tutti i detenuti politici del carcere di Daraa, la città al Sud del Paese dov’è iniziata l’ondata di proteste.

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