Una grande marcia si è svolta oggi a Londra per protestare contro l’aumento della disoccupazione, contro i tagli alla spesa pubblica, e contro l’aumento delle tasse. Un grande “no” alla politica economica del governo Cameron.  Il vento della  “rivoluzione” che ha infiammato i paesi del Maghreb ora si è spostato in Inghilterra. A riprova che la democrazia è frutto di una tensione continua e di un equilibrio spesso difficile. E che non basta avere un ordinamento democratico, perché tutto vada bene. La democrazia fa difesa continuamente con la partecipazione e con l’interesse alla vita pubblica. È questo il senso della protesta che oggi si è svolta a Londra, e che indirettamente rilancia in tutto l’Occidente un’opposizione di piazza a quei governi reazionari, che hanno deciso di scaricare sui cittadini attraverso i tagli il peso della crisi economica.

E così una immensa ondata umana di mezzo milione di persone si sono riversate per le strade della città per opporsi  alla politica di “lacrime e sangue” del governo.  A Cameron che pensava di far dimenticare agli inglesi, facendo la guerra in Libia la politica di austerity ai danni delle classi più disagiate, è arrivata una risposta netta.

Un secco “no” che sembra preannunciare scontri ancora più forti ed un braccio di ferro che potrebbe mettere a dura prova il governo. Per il segretario generale del Sindacato unite  Len McCluskey: “C’é una rabbia papabile in questo Paese e centinaia di migliaia di persone sono venute qui per esprimerla. Secondo la polizia ci sarebbe quasi mezzo milione di persone”.

Una rabbia che non sempre durante il corteo si è manifestata pacificamente e che ha determinato dei feriti. 12 in tutto, di cui 2 gravi ma non in pericolo di vita. Tutto a quanto pare è partito da un gruppo di 200 persone che in hanno attaccato dei negozi del centro e una filiale della banca Hsbc.  I manifestanti hanno anche occupato Fortum and Mason, un famoso negozio di Picadilly.  Quasi a voler dire che si tratta solo il primo atto della protesta, che continua invece ad oltranza!

Francesco Capaldo

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