Sebbene nell’opera ci siano dei chiari riferimenti alla filosofia del Cristianesimo e alla filosofia della triplicità nordica, si può asserire con ragionevole certezza che l’idea contenuta ne “Il Soffio della Vita” appartenga alla filosofia dello Shintoismo. Quest’ultimo è un credo che prevede l’adorazione dei Kami (presenze spirituali, intese nel senso più ampio del termine). Lo Shinto mira a esaltare l’essenza delle cose e degli esseri viventi, compresa la Natura come parte essenziale e strutturale del cerchio della vita. Inoltre, insegna che la vita dello Spirito (inteso come sostanza universale) è immortale ed è concepita come un livello essenziale superiore.

La Natura è intesa come Vita, Madre e Sacralità. Ciò ci richiama alla Trinità Cristiana (Padre, Figlio e Spirito Santo) e alla Triplicità Celtica (Essenza, Esistenza e Coscienza).

A tal proposito nel libro è citata una frase di Rabindranath Tagore, che scrive: “La Natura, quando vuole comunicare con noi, non trovando altro modo, riempie il nostro animo di ritmi e melodie”.

Precisa inoltre l’autore: “E’ impossibile con una sola videocamera immortalare le sensazioni che la natura trasmette. Ogni inquadratura raffigura soltanto una parte della realtà”.

Il Soffio della Vita è un’opera che ha un incarnato a tutto tondo, perché è racconto, poesia, prosa, silloge, citazioni filosofiche, romanzo e a tratti saggio. Quindi ciò che l’autore del libro propone non è altro che un vero e proprio viaggio, un percorso tracciato come una caccia al tesoro per arrivare, in ultima pagina, all’idea dell’essenza.

L’autore si esprime in fotogrammi e in immagini, fissando i momenti di Vita: un respiro, un alito, un sorriso, un amore, l’eternità, l’essenza.

E’ possibile, leggendo il libro, ritrovare a tratti le immagini dei video dello scrittore. Senza né tempo né spazio. In sostanza possono essere definiti come dei fotogrammi di poesia, di anima, di pensiero, nei quali è possibile scorgere almeno un piccolo frammento della nostra esistenza. E’ facile intuire come, nel percorso stabilito dal libro stesso, sia possibile ritrovare una parte di ognuno di noi. Attraverso la lettura si può percepire l’essenza delle cose e delle realtà parallele alle nostre.

L’autore ce lo suggerisce con i colori, i profumi, le forme e le immagini, che mirano a fissare l’attimo. Quando si legge ciò che l’autore scrive e quando si guarda ciò che egli vede non si ha la sensazione che vi sia un filtro; il regista e la videocamera. Si ha la netta sensazione che in realtà, in quell’istante, si stia guardando ciò che l’autore vede. Con gli occhi di Carlo.

Nel libro c’è un forte richiamo all’acqua come essenza di tutte le cose, come Vita di tutti gli esseri viventi. L’acqua è un richiamo fortissimo alla maternità e al mistero degli influssi planetari. E’ lenta; nelle gocce che cadono avvicendandosi l’una all’altra. E’ impetuosa; nei marosi e nell’ultima onda. Solcata; da un’imbarcazione che prende il largo.

Del mare, che ami anche se sai che ti può far male. Taciturna; come quella del lago. Nella lacrima, che l’autore consiglia di non fermare perché “l’importante è non smettere mai di sentire le nostre emozioni, anche quelle rappresentate da una lacrima”.

L’autore, inoltre, pone l’accento sul superamento dello spazio e del tempo cercando di farci capire che la capacità di osservare e ascoltare situazioni e immagini diverse può avvenire nello stesso momento o in momenti diversi.

Questo è uno dei tanti aspetti che noi riconosciamo nella filosofia della Triplicità Nordica e nella visione druidica che si articolano intorno al “senso” del luogo, dello spazio e del tempo; del qui, lì ed oltre; avanti, qui e dietro; passato, presente e futuro. Il Soffio della Vita è un viaggio entusiasmante che vale la pena fare.

Diletta Nespeca

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