Emergono nuovi retroscena importanti e agghiaccianti sul delitto di Yara Gambirasio. Le ferite sulla schiena ci sono e sono assai profonde ed estese su tutta la superficie della parte bassa del dorso. Formano una X all’altezza dei reni probabilmente attraversata da altri tagli. Difficile per l’anatomopatologa, la dottoressa Cristina Cattaneo, considerato lo stato del corpo, determinare l’esatto disegno composto dall’assassino di Yara. Considerato che al ritrovamento, Yara aveva tra le mani dei ciuffi d’erba, il viso era ormai mummificato e ossidato, senza occhi, con la bocca aperta e il cuoio capelluto parzialmente staccato. Inoltre sulla gola della ragazzina, a quanto pare, c’è un taglio all’altezza della clavicola, coì come sui polsi ce ne sono altrettanti profondissimi, e non appena accennati come sostiene la procura.

Perché chi ha ucciso Yara ha infierito così sul corpo della tredicenne? È la domanda a cui cercano di rispondere gli investigatori. Quel che è certo è che non si è trattato di un semplice omicidio, tra le altre cose incompatibile nelle modalità con un raptus .

Troppa l’attenzione dedicata dall’assassino al corpo della tredicenne. Ma soprattutto, nulla sembra causale: si può parlare di pista satanica? Visto considerato l’accanimento che c’è stato sul corpo della tredicenne, ora si capisce il motivo per cui gli inquirenti non lo possono escludere.

Non c’è certezza che dietro ci sia un gruppo organizzato e strutturato ma certamente la matrice rituale spiega meglio cosa potrebbe essere avvenuto quel 26 novembre. Se non si è trattato di adepti di qualche setta, probabilmente il responsabile è qualcuno che scimmiottava queste crudeltà, certamente una persona disturbata.

C’è un altro mistero legato al corpo di Yara. Il taglio sugli slip non sembra provocato accidentalmente. Le mutandine di Yara sono state tagliate sul lato frontale, mentre la giovane guardava il suo assassino e non sono quindi compatibili con le conseguenze accidentali delle ferite da taglio presenti sulla schiena di Yara.

Si tratterebbe di una recisione fatta in un secondo tempo e non mentre venivano inferti altri tagli sul dorso. È ragionevole pensare che chi ha colpito non abbia agito in preda ad un raptus. Pù probabile una volontà malata di mettere in atto lo macabro rituale o di umiliare con le sevizie una ragazzina di 13 anni che stava tornando a casa dai suoi genitori e dai suoi fratelli.

Anche la Sas (squadra anti-sette della polizia) sta indagando sull’omicidio di Yara. Gli agenti, che stanno battendo a tappeto il luogo dove è stato ritrovato il cadavere della giovane, per adesso dicono di escludere la pista satanica. Ipotesi che era stata messa al vaglio dagli investigatori, sulla base degli strani segni ritrovati sul corpo della 13enne.

La Sas esclude che le ferite alla schiena della ragazza rappresentino un simbolo di carattere esoterico. Gli uomini di polizia specializzati nel campo dei riti satanici si sono soffermati su altri dettagli, relativi alle modalità dell’omicidio: in particolare i vestiti di Yara, poco intrisi di sangue rispetto alle ferite subìte.

Quelle ferite d’arma da taglio che sono state inferte, probabilmente, quando la ragazzina non riusciva o non poteva più reagire, forse perchè già tramortita o forse perchè bloccata da un complice dell’assassino, e non si esclude che possano aver agito due persone.

L’unica certezza rimane quella che gli inquirenti  sin qui non ci stanno capendo niente.  E la bestia è ancora fuori, libero e impunito, forse intento- speriamo di no, ma temiamo di sì – a deridere l’incapacità di far arrivare questa indagine ad una svolta concreta.

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