Allarme terrorismo in Europa. Fedelissimi del Raìs Gheddafi, inseriti nelle comunità occidentali, sarebbero determinati a sostenere il regime anche con azioni violente oltre confine. Si muove in questa direzione l’allerta antiterrorismo che i servizi segreti inglesi hanno trasmesso agli apparati di intelligence «collegati» e coinvolti nell’intervento militare in Libia. Una segnalazione specifica e circostanziata dell’MI5 è stata inviata a Italia, Francia e Stati Uniti e agli altri Stati della Nato per informare dei risultati di un’attività di controllo svolta in territorio britannico ma con possibili ripercussioni in Europa.

Perché uno dei timori dei responsabili della sicurezza riguarda proprio gli atti di protesta contro i raid che i seguaci del Colonnello potrebbero compiere nelle prossime settimane, soprattutto se la guerra dovesse avere tempi lunghi. «Azioni contro i colonialisti»

Il notam parte venerdì sera, poche ore prima che scatti l’operazione «Odisseyy Dawn». Riferisce l’esito di un monitoraggio effettuato dagli 007 britannici. Ed evidenzia il dibattito interno alla comunità libica, soprattutto in ambienti che vengono definiti «insospettabili».

Si tratta di personaggi perfettamente radicati nella realtà occidentale, ma che hanno mantenuto un legame forte con la terra d’origine e – questo sottolineano gli analisti – con l’establishment che ancora mostra di poter detenere il potere a Tripoli. Sono numerose le conversazioni intercettate, i soggetti sono stati pedinati, fotografati. Più volte questi uomini dicono che «bisogna combattere, ci dobbiamo impegnare per dare sostegno».

Poi entrano nei dettagli, parlano esplicitamente di «azioni contro il neocolonialismo» e aggiungono: «Dove siamo facciamo». La relazione dei servizi segreti inglesi è ampia; cita date, circostanze, ambienti che in queste ore vengono tenuti sotto stretta sorveglianza. Soprattutto chiarisce che non si tratta di frasi captate casualmente, ma di un vero e proprio dibattito che si è sviluppato negli ultimi giorni ed ha avuto un’evoluzione quando si è capito che l’Onu avrebbe approvato la risoluzione per autorizzare l’intervento. Ed è proprio questo a classificarla come altamente «affidabile».

In Italia è stata ripresa dall’Aise, l’Agenzia per la sicurezza specializzata sull’estero, che comunque aveva già attivato analoghi accertamenti su eventuali fermenti all’interno della comunità libica nel nostro Paese. Più volte in questi giorni, analizzando i possibili rischi legati alla partecipazione dell’Italia ai raid, si è evidenziato il pericolo di attentati pur ritenendo – almeno in questa prima fase di conflitto – che la maggiore esposizione riguardi gli occidentali che si trovano in Libia e potrebbero diventare ostaggi del regime, merce di scambio preziosa proprio come è già accaduto altre volte in Iraq e in Afghanistan.

È già successo con alcuni giornalisti stranieri e pure la cattura del rimorchiatore «Asso 22» viene ritenuta un atto ostile, anche se nessuna contropartita è stata ancora richiesta. I controlli sui flussi economici Tra le attività di prevenzione pianificate dagli apparati di intelligence ci sono i controlli sulle disponibilità finanziarie dei libici che si trovano in Europa.

È un aspetto che nei report di queste ore viene sottolineato, facendo ben comprendere come questi «insospettabili» britannici – che tra l’altro non sono affatto giovani – potrebbero decidere di sostenere economicamente l’azione di altri. E dunque appoggiare il progetto di un gesto eclatante per aprire una crepa nella Coalizione internazionale che già dopo poche ore ha mostrato numerose divisioni.

Si tratta di persone perfettamente inserite nella nuova realtà britannica, ma non per questo ritenute meno pericolose soprattutto perché in contatto con immigrati di seconda e terza generazione che hanno mostrato di avere una cultura fondamentalista islamica.

In Italia non c’è stata alcuna segnalazione così specifica che riguardi il nostro territorio, ma questo non rassicura, tanto che ieri il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha confermato la scelta di predisporre particolare misure di protezione su una lista di obiettivi ritenuti «altamente sensibili».

Nella capitale sono 1.000 i target sorvegliati, ma soltanto per alcuni – in particolare ambasciate e sedi diplomatiche degli Stati che partecipano ai raid – si è deciso di far scattare il livello di massima sicurezza.

Nei suoi proclami Gheddafi ha annunciato più volte di volersi vendicare dei «traditori» e gli esperti sono concordi nel ritenere che non basteranno i dubbi sulla necessità dell’intervento manifestati pubblicamente dal premier e da alcuni esponenti politici per mettere al riparo il nostro Paese.

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