Dopo la Russia anche la Cina si esprime contro la guerra in Libia. Questa mattina infatti il colosso asiatico si è espresso nuovamente contro l’uso della forza in uno stato sovrano. Il ministro degli esteri infatti Jiang Yu  ha affermato che i bombardamenti sulla Libia potrebbero “potrebbe fare vittime civili e scatenare una crisi umanitaria”. Sulla stessa posizione della Cina è anche il Brasile che pure si era astenuto durante l’approvazione della risoluzione Onu 1973.  In queste ore infatti sta emergendo un’altra  visione della questione libica, decisamente ostile all’operazione militare intrapresa da USA, Inghilterra e Francia.

Molti stanno realizzando che questa  guerra, nata apparentemente per motivi  umanitari,  difatti farà molte vittime proprio tra quei civili che si voleva salvare.

Di umanitario quasi a voler citare il governatore della Lombardia Formigoni sembra avere poco. Scetticismo quindi non solo  in Cina e Russia, ma anche in  importanti esponenti politici italiani, che  non vedono di buon occhio l’avventura bellica in cui ci siamo imbarcati.

Un nuovo spettro  è stato poi sollevato nelle scorse ore. È stato avanzato da Massimo Zucchetti il sospetto che il governo in quest’operazione stia usando uranio impoverito.

Infatti i missili da crociera che nelle ultime ventiquattro ore si sono sollevati per colpire le postazioni militari di Gheddafi potrebbero essere dotati di missili ad uranio  impoverito.  È una preoccupazione che si è diffusa in queste ore nella comunità scientifica.

Se così fosse  siamo in presenza di ben altro che di una missione umanitaria. Infatti l’uranio impoverito come è noto arrecherebbe dei danni direttamente alla popolazione. L’uranio impoverito come ha lucidamente spiegato il professore Massimo Zucchetti, ordinario di Impianti nucleari al Politecnico di Torino, è stato già usato dagli Usa in altre operazioni belliche quali la guerra sulla Repubblica Serba nel 1995 e poi in Jugoslavia nel 1999; in Iraq nel 2003 ed in Somalia.

Ciò è emerso da ricerche che lui ha fatto direttamente sul campo e che sono state smentite dagli USA.

In un’intervista il professore Zucchetti ha commentato  gli effetti che potrebbero esserci sulla popolazione per l’uso dell’uranio impoverito: “In uno degli studi che avevamo messo in campo subito dopo la cessazione delle ostilità in Bosnia avevamo verificato che alcuni dei Cruise che erano stati lanciati nei Balcani presentavano una testa appesantita all’uranio.

Comunque anche i missili meno pericolosi contengono un po’ di UI sulle ali. Nel primo caso la quantità di uranio che va a finire sulla Libia sarebbe  ridotta e le conseguenze trascurabili.

Nell’altro caso, gli effetti sarebbero molto pericolosi. Insomma, il nostro governo deve dirci come sono armati i Tomahawk che i nostri alleati stanno lanciando in Libia e se anche l’Italia ha intenzioni di utilizzare questo tipo di armi […] Non voglio entrare nel merito della liceità o meno dell’intervento in Libia (tutto si può discutere), ma mi sembra perlomeno eccessivo contaminare il territorio con UI: per quel che mi consta, si può vincere la guerra anche senza fare vittime innocenti”.

Francesco Capaldo

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