La guerra in Libia sta entrando nella sua fase più calda ma Berlusconi si affretta a mettere in chiaro che: «Il comando delle operazioni in Libia torni alla Nato». E poi: «I nostri aerei non sparano e non spareranno». Infine una nota che appare polemica: «Altri stati facciano la loro parte. Noi i primi a fornire le tende per 12mila profughi». «Continueremo ad insistere nelle sedi internazionali affinché cappello dell’operazione passi dalla coalizione alla Nato». Lo aveva già detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine del consiglio dei ministri convocato in seduta straordinaria per discutere dell’emergenza libica, peraltro anticipata in mattinata da Bruxelles dal ministro degli Esteri Franco Frattini: «Vogliamo implementare il cessate il fuoco, insieme alla Lega Araba, senza andare oltre la stretta applicazione della risoluzione. Crediamo che è il tempo dell’azione oltre la coalizione dei volenterosi, verso un approccio più coordinato sotto la Nato, perchè ne ha le capacità».

Frattini, nella riunione dei ministri Ue, ha posto il problema del coordinamento: «Se non sarà possibile un passaggio dell’azione militare in Libia sotto il controllo e il coordinamento Nato, dovremo riflettere sul modo per assumere il controllo delle nostre basi».

E continuando, ha sottolineato che «il dibattito sulla richiesta italiana per un ombrello Nato» alla missione Odissea all’alba contro la Libia «ha fatto emergere un consenso crescente». Elencando poi «le tre buone ragioni» alla base della proposta: «La Nato ha l’esperienza, la capacità e la struttura tali da poter garantire la condivisione di responsabilità».

La Russa ha invece spiegato che «non c’è mai entusiasmo nell’uso della forza» e ha ricordato che «la nostra adesione è arrivata dopo ogni possibile tentativo di moral suasion. Abbiamo deciso di attendere risoluzione Onu e di intervenire in ossequio ad essa». «Altri Paesi della coalizione la pensano come noi – ha detto ancora La Russa – ma su questo non c’è una totale condivisione. La linea di comando della Nato è collaudata, gli assetti sono già prestabiliti e determinati. La qualità degli interventi avverrebbe in maniera più chiara e trasparente. È un desiderio di non facile ottenimento. Come noi si sono espressi gli inglesi, i canadesi e gli stessi Stati Uniti, anche se con una posizione meno decisa».

Il ministro ha commentato anche l’accondiscendenza mostrata dal governo nei confronti di Gheddafi, accolto in Italia con tutti gli onori a suggello del Trattato di amicizia tra i due Paesi. Forse, è stato fatto notare all’esponente dell’esecutivo, Gheddafi ha considerato l’Italia un partner privilegiato grazie ai soldi che gli sono stati elargiti dal nostro governo.

«Certo – ha detto La Russa -, ma con una differenza: prima davamo soldi in cambio di niente, finalmente glieli diamo in cambio di qualcosa. Ovvero la possibilità di controllare il flusso migratorio che stava diventando imponente. Per la prima volta abbiamo avuto un rapporto utile per l’Italia. Non finalizzato al futuro, ma al presente, al blocco del flusso di immigrati che è un problema già esistente».

E le «riverenze» con cui è stato omaggiato? «Sì, potevamo non baciargli l’anello, figuriamoci se io volevo fare i salamelecchi a lui. Ma quelle erano solo modalità per ottenere un risultato e Berlusconi ha una capacità unica di adattare i propri atteggiamenti al risultato che si prefigge. L’obiettivo valeva bene una parata o un applauso». Ma all’inizio della crisi lo stesso Berlusconi ha detto di non avere chiamato Gheddafi per non disturbarlo… «Capisco Berlusconi – ha detto il ministro -, ma io ho subito commentato dicendo che era sbagliato e che io non avrei usato il termine “disturbare”».

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