Dalle 20 di domenica, con il decollo di sei degli otto caccia bombardieri Tornado messi a disposizione della coalizione, l’Italia è entrata in guerra a pieno titolo. I velivoli sono partiti dall’aeroporto militare di Trapani-Birgi praticamente in concomitanza con l’entrata in vigore del «cessate il fuoco» annunciato con un preavviso di meno di mezz’ora da un portavoce militare libico nel corso di una conferenza stampa. L’ufficiale ha parlato della volontà di dare esecuzione alla risoluzione 1973 delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili, la stessa che fa da cornice legale all’operazione «Odyssey Dawn». E ha chiesto a tutte le tribù libiche di deporre le armi e di unirsi in una grande marcia della pace nella capitale.

Non è ancora chiaro da cosa sia stata originata questa mossa, se si tratti di una scelta tattica o di un gesto realmente distensivo che serva da presupposto per l’interruzione dei raid aerei. Non è passato inosservato il fatto che l’annuncio sia stato fatto da un ufficiale e non direttamente da Gheddafi o da uno dei suoi figli.

Nel suo ultimo messaggio il Colonnello ha anzi rilanciato l’ipotesi di continuare ad oltranza la resistenza contro gli occidentali.

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