Si avverte quasi una sorta di euforia negli ambienti del governo (e non solo!) per come si sta evolvendo la situazione in Libia. Riesce quasi difficile distinguere dove comincia il desiderio di favorire la libertà ed i diritti civili in Libia e dove invece si annida la bramosia di pochi di potere.  A volte il confine tra questi due atteggiamenti è labile ed anche in propositi buoni si annidano ombre oscure. Ed è anche vero, e questo ce lo insegna la storia, che spesso si esce da una stagione di recessione economica facendo guerre con il vessillo della libertà.

Fin da quando l’uomo è comparso sulla terra ha celato dietro la bandiera di guerre giuste e sante il desiderio di potenza, mai del tutto soppresso.  La Russa parla dell’intervento in Libia con l’euforia di chi ha già dimenticato i morti italiani in Afghanistan.

È chiaro che per lui come per Frattini quelle vite umane  non sono mai state sacrificate  o comunque la vita umana forse vale ben poco.

La scelta di fare guerra ad uno stato sovrano è sempre dolorosa o tale dovrebbe essere anche quando può sembrare giusta. In questa euforia tutta italiana c’è in fondo qualcosa di malsano; c’è quasi un senso di rivalsa o di “gloria” che fa dimenticare che in guerra inevitabilmente ci sono morti e che a pagare il prezzo più grande saranno i figli del popolo.

Chi in queste ore ha la possibilità di scegliere se fare o non fare   guerra alla Libia vorremmo che lo  ricordasse. Chi pagherà il prezzo di questa operazione bellica? Certo non La Russa o Frattini che staranno da lontano ad esultare se ci saranno successi e parteciperanno invece a commemorazioni funebri se ci saranno morti.

È molto facile infatti essere a favore della guerra quando non è il proprio figlio che va in battaglia o non è un proprio caro che cade sul campo. Ecco chi in queste ore ha la possibilità di scegliere  vorremmo che lo ricordasse, perché si decide non solo delle sorti della Libia ma anche di quella di molti giovani che si sono arruolati non per una fede o un credo, ma spesso per sbarcare il lunario o per avere una dignità lavorativa.

È responsabilità da parte di tutti anche del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggi si è abbandonato alla retorica del ricordo dei fasti del Risorgimento dicendo che è un dovere aiutare i popoli a conquistare la libertà (opinione condivisibile nella forma, ma non nella sostanza!), pensare con  grande senso di responsabilità alle scelte che l’Italia si accinge a compiere in questo momento.

Se ancora esiste una possibilità per la diplomazia di fermare questa guerra lo faccia. Fino all’ultimo secondo chi ha il potere di farlo deve cercare di trovare una soluzione attraverso i mezzi che la diplomazia mette a disposizione, perché la guerra, anche se lo abbiamo dimenticato, semina solo odio e morte.

Francesco Capaldo

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