Tutto fatto dopo le tensioni nella maggioranza per il rimpasto di governo. Anzi no. Almeno ufficialmente è ancora in stand by la questione del riassetto dell’Esecutivo. Silvio Berlusconi si è orientato per la nomina di Saverio Romano all’Agricoltura e di Giancarlo Galan ai Beni Culturali. A dirlo è stato lo stesso presidente del Consiglio nel corso di un vertice con i dirigenti del Pdl e ai leader dei movimenti politici legati al Mezzogiorno. Il Cavaliere avrebbe anche detto di non attendersi problemi circa i nomi proposti.

Ma in queste ore è arrivato il fuori-programma: a ballare fortemente sarebbe la possibilità che Saverio Romano possa assumere il ruolo, promessogli, da ministro.

Il “report” sui guai giudiziari dell’esponente siciliano del “Pid” e sui presunti legami suoi e dei familiari con la mafia, che presidente del Consiglio e presidente della Repubblica hanno valutato insieme, non promette nulla di buono.

In effetti nel 2003 Romano è stato indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, (accusa poi archiviata nel 2005) e nel 2009 Massimo Ciancimino lo accusa di avergli pagato tangenti per cento mila euro e per questo viene iscritto nel registro degli indagati della Dda di Palermo per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra.

Lo screening della Direzione distrettuale antimafia sarebbe però consistente, al punto da sorprendere Berlusconi e Letta. Il Cavaliere si congeda con un laconico “rifletteremo, e poi faremo sapere”.

Intanto Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, si è dimesso dopo aver constato l’impossibilità di tutelare e sviluppare, con gli ultimi tagli al ministero, il patrimonio culturale italiano.

E, sempre a causa dei tagli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, ha detto al premier che la sua delega al dipartimento della Famiglia è a rischio.

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