Nel prossimo anno le scuole riapriranno con 19.700 insegnanti in meno, di cui 9.000 nella scuola primariaA soffrire particolarmente saranno la Sicilia (-2.534 insegnanti), Campania (-2.234), Lombardia (-2.415) e Lazio (-1.989). Al di là della propaganda politica purtroppo i numeri dimostrano che la realtà italiana è ben diversa. E a dimostrarlo sono le cifre tutt’altro che confortanti. Certo se in televisione invece che di cronaca nera e rosa si parlasse più della realtà della scuola italiana e di sanità e di lavoro, forse i cittadini capirebbero che in realtà l’Italia si è  avviata verso una profonda fase recessione.

Ed il termometro di tutto questo è dato dalla scuola. La scuola italiana è sempre più povera, soprattutto di risorse umane. Senza insegnanti non c’è scuola.

Sembra una banalità, ma è cosi. Ma i dati dimostrano che lo stato italiano più che verso una riforma dell’istruzione in senso qualitativo è orientato solo verso una drastica riduzione delle risorse che penalizzerà principalmente le nuove generazioni.

Ciò non potrà non avere una drammatica incidenza sul nostro sistema sociale e culturale, determinando una perdita di capitale umano e soprattutto una drammatica perdita della nostra identità culturale. L’Italia per vincere la sfida della crisi dovrebbe investire in formazione ed in ricerca. Solo così potrebbe competere nel mercato globale. Ma oggi le priorità sono altre.

Per la nostra classe dirigente la cultura non conta e soprattutto non conta investire in capitale umano ed in nuove risorse. Ed un popolo che non investe nel sapere letterario e scientifico, ci domandiamo, può avere un futuro?

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