Il dolore toracico: come riconoscere l'infarto 660x330

Si ritorna a parlare di cuore nella nostra rubrica “salute” con il dolore toracico e cioè al sintomo più frequente dell’ infarto.

Il dolore toracico è una brutta bestia, il più delle volte viene sottovalutato ed è di difficile interpretazione anche per i medici che vivono in ambito extraospedaliero, visto che non sempre dipende dal cuore. Il 50% degli accessi in pronto soccorso sono per il dolore al torace anche per la paura ormai diffusa nella popolazione di esserne colpiti (chi non pensa di essere sull’orlo di un infarto?).

Un recente studio statunitense ha rivelato che in più di un quarto dei casi le vittime di infarto erano andate dal medico il mese prima lamentando dolori al petto. Uno su due però non aveva ricevuto cure adeguate. «La diagnosi non è sempre facile, soprattutto nelle donne, negli anziani o nei diabetici in cui i sintomi delle malattie coronariche e dell’infarto sono atipici o molto sfumati – Inoltre, il dolore toracico nella maggioranza dei casi non ha a che fare col cuore: spesso si tratta di dolori intercostali o legati al reflusso gastroesofageo.

Come riconoscere il dolore da infarto:

i punti fondamentali per la diagnosi sono: localizzazione, caratteristiche ed estensione del dolore, oltre che dei sintomi associati.

Un dolore oppressivo, spesso descritto come una morsa o un macigno, al centro del petto. Il dolore può irradiarsi al collo, alla mandibola, alle braccia, alla schiena. Può talora essere localizzato ad uno solo di questi distretti e spesso può essere presente solo a livello dello stomaco, accompagnato talora da nausea e vomito, tanto da essere confuso con una gastrite. Può essere accompagnato da sudorazione profusa algida e difficoltà respiratoria che aumentano la probabilità che si tratti di infarto

Quando non preoccuparsi: se il paziente indica con il dito la zona del dolore oppure quando il dolore aumenta con la digitopressione del punto toracico dolente.

Se alla domanda “dove sente dolore?” al paziente gli viene naturale toccarsi il petto con la mano aperta, c’è qualche problema al cuore.

Che cosa fare?

Se il dolore al torace dura più di 10 minuti con le caratteristiche tipiche di quello cardiaco e si associa a malessere generale è consigliabile chiamare il 118: meglio un falso allarme che non intervenire in caso di infarto.

Molti pazienti, infatti, muoiono ancora prima di arrivare in Ospedale a causa di complicanze aritmiche che causano arresto cardiaco e molti arrivano quando il danno al muscolo cardiaco è ormai esteso ed irreversibile pregiudicandone la qualità di vita post infartuale.

La sopravvivenza e la qualità della vita post infartuale dipende dal tempo trascorso dall’inizio del dolore all’apertura del vaso coronarico.

Da qui un concetto importante in cardiologia che “il TEMPO E’ MUSCOLO”

Negli ultimi venti anni si sono fatti progressi enormi nel trattamento dell’infarto miocardico, in particolare con l’angioplastica primaria , cioè un trattamento invasivo che permette di riaprire in modo rapido e permanente l’arteria colpita. Grazie a questi progressi la mortalità intra-ospedaliera per infarto è scesa da oltre il 20% a meno del 5% nei pazienti trattati nei tempi dovuti con queste terapie. Dei pazienti con infarto miocardico, adeguatamente trattati, molti avranno una vita successiva sostanzialmente normale. Alcuni pazienti, tuttavia, avranno bisogno, a causa dell’entità dell’infarto, di trattamenti farmacologici intensivi per lo scompenso, oltre all’uso di alcuni apparecchi impiantabili , come i pace-maker resincronizzatori e i defibrillatori

Cosa è l’infarto?

 L’infarto del miocardio consiste nella morte delle cellule (necrosi) di una parte del muscolo cardiaco, causata da un’assenza prolungata di flusso di sangue (in genere superiore a 30 minuti), dovuta, a sua volta, all’improvvisa occlusione trombotica dell’arteria coronaria che normalmente alimenta la regione. Maggiore è l’area del muscolo cardiaco colpita dall’infarto, maggiore è la gravità dell’infarto stesso, in quanto meno muscolo cardiaco rimarrà vitale a svolgere la sua funzione di contrazione.

Un’altra condizione fisiopatologica importante che deve far accelerare una visita cardiologica è l‘ANGINA DA SFORZO (una condizione talvolta pre-infartuale) in cui le coronarie sono parzialmente ostruite da placca aterosclerotica (colesterolo, diabete e fumo sono le cause) e non riescono a soddisfare la richiesta di ossigeno del muscolo cardiaco, il flusso di sangue in alcune zone dell’organo diminuisce o si azzera temporaneamente. È questo che provoca dolore, la cosiddetta angina pectoris che in genere si manifesta sotto sforzo, quando il cuore lavora di più.

Però in caso dell’ angina da sforzo il dolore passa dopo qualche minuto e soprattutto con il riposo, mentre in caso di infarto vero e proprio il dolore peggiora e dura più a lungo

 

  • Francesca

    Mi è chiaro. Ma non mi è chiaro perchè a 24 anni, soffrendo di palpitazioni e avendo avuto qualche giorno fa un attacco di panico, io abbia continuamente sintomi sgradevoli, quali: pulsazioni alle orecchie, dolore al collo, affanno facile, giramenti di testa, tachicardia e delle fitte sopra al cuore che io spero siano dolori intercostali. Ma sono spaventata a morte, non so che mi succede :/ Sono stata al pronto e ho fatto un ECG che è risultato normalissimo, gli esami del sangue e l'esame per una infiammazione del cuore, perchè la dottoressa lo sospettava. Ma niente di niente. Quindi dovrei solo rilassarmi? I miei sintomi sono correllati ad una malattia cardiaca grave o è solo stress?